Un quarto termovalorizzatore nel Lazio, Zingaretti “incenerito” dal Governo

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Tanto tuonò che piovve: il Governo ha decretato la realizzazione di un quarto termovalorizzatore nel Lazio. Nell’agosto caldo del 2016, l’emergenza rifiuti di Roma trovava una “risposta” del Ministro Galletti: serve un nuovo inceneritore. Risposta sgradita al nuovo sindaco di Roma Virginia Raggi e al presidente della Regione Nicola Zigaretti che “forte” dei dati sul fabbisogno, dell’incremento della raccolta differenziata e, perché no, della competenza regionale di pianificazione, aveva ritenuto improponibile la soluzione proposta dal ministro all’Ambiente Gian Luca Galletti: “Confermo – aveva detto – che non si reputa necessaria l’apertura di una procedura per un nuovo termovalorizzatore”. Sembrava aver convinto tutti. Oggi, le agenzie di stampa riportano la notizia di un decreto, pubblicato l’altro ieri, 5 ottobre, sulla Gazzetta Ufficiale, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri che prevede per il Lazio la realizzazione di un nuovo impianto di incenerimento, oltre alla riapertura del sito di Malagrotta. E si scatena il putiferio.

Nicola Zingaretti
Nicola Zingaretti

In pratica i dati di Zingaretti sarebbero stati smentiti dal Governo in quanto “non suffragati da dati convincenti”. Ne è convinto Donato Robilotta, coordinatore dei Socialisti Riformisti. “Spiace che il presidente Zingaretti – afferma – continui a dire no al quarto termovalorizzatore nel Lazio previsto dal decreto del Governo, oltre a quelli di San Vittore, Colleferro e Malagrotta, perché i dati del Ministero dell’Ambiente sono inconfutabili. Continuare a dire che rispetto ai dati del fabbisogno regionale non c’è bisogno del nuovo impianto è un errore, perché significa non tenere conto che la relativa delibera regionale, la 199 del 2016, conteneva calcoli non suffragati da dati convincenti tanto che non è stata presa in considerazione ai fini della stesura finale del decreto”. Ma c’è di più. L’ex consigliere regionale Robilotta afferma che “gli impianti previsti nel decreto ‘costituiscono infrastrutture di preminente interesse nazionale’ e dunque se la Regione non attua quanto previsto dal decreto potrà intervenire il Governo applicando il potere sostitutivo”. Il coordinatore dei Socialisti Riformisti aggiunge: “Se passa il Referendum e la riforma costituzionale diventa legge, il Governo potrà intervenire con la clausola di salvaguardia senza bisogno neanche di attivare il potere sostitutivo”.

Il decreto sul quarto termovalorizzatore nel Lazio piomba a Latina e in provincia come un qualcosa di sinistro, atteso che il pianeta dei rifiuti è già in fermento da tempo. La maxi discarica di Borgo Montello, chiusa ufficialmente da ieri, potrebbe presto riaprire. In Regione sono in attesa di Vas i progetti di ampliamento presentati da Indeco e Ecoambiente. Il consigliere regionale Gaia Pernarella, del Movimento cinque stelle, appena la scorsa settimana ha messo in guardia il sindaco di Latina e l’assessore all’Ambiente Roberto Lessio sul rischio concreto di prossima apertura del sito, valvola di sfogo della crisi dei rifiuti di Roma. Ad Aprilia, la Rida attende le sorti del progetto di realizzazione della discarica di La Gogna. Il carico da undici di un quarto inceneritore nel Lazio, oltre alla riapertura del sito di Malagrotta previsto dallo stesso decreto, potrebbe non tenere a bada gli ambientalisti che in un passato non troppo lontano hanno respinto con forza le ipotesi di un impianto nell’Agro Pontino.

Per restare alla notizia del decreto, Devid Porrello, capogruppo cinquestelle alla Regione Lazio ha detto che “tre anni di legislatura insegnano che le parole di Zingaretti non sono sempre aderenti alla realtà”. “Oltre tre anni – ha affermato – di immobilismo sui rifiuti, di mancata programmazione per l’impiantistica, di proliferazione di iniziative private per il trattamento della Forsu si risolvono per Zingaretti scaricando le responsabilità sui comuni”.

“Il quadro che si delinea all’orizzonte – aggiunge il consigliere pontino Giuseppe Simeone di Forza Italia – è solo l’ennesima dimostrazione di come l’attendismo di Zingaretti, che aveva assicurato il nuovo piano dei rifiuti entro dicembre 2013, stia solo acuendo l’emergenza e le criticità in atto. Il presidente aveva assicurato che la raccolta differenziata sarebbe aumentata e arrivata oltre il 65% previsto per legge. Ad oggi siamo ancora ben al di sotto questa soglia. Aveva detto che sarebbe iniziato un ciclo virtuoso nella gestione dei rifiuti. Ma nulla di tutto questo è stato fatto. Il risultato è che il Lazio ha oltrepassato la linea rossa e l’assenza di risposte da parte di Zingaretti ha innescato un circolo vizioso che ricade solo sulle spalle dei cittadini”.

“L’emergenza dei rifiuti c’è e come tale deve essere affrontata. Per farlo è indispensabile intervenire chiudendo il ciclo integrato dei rifiuti nell’ ambito di produzione – ha proseguito Simeone -. La Regione è l’Ente regolatore che deve mettere a punto e realizzare una programmazione completa, e rispettosa delle esigenze dei singoli territori, affinché il ciclo dei rifiuti sia chiuso negli ambiti di produzione. E’ inaccettabile, perché comporta in sé una seria sconfitta politica ed amministrativa, che oggi i rifiuti del Lazio e le sue emergenze siano spalmati in altre regioni o addirittura spediti fuori dall’Italia. Amministrare significa assumersi le responsabilità, non scaricarle su altri”.

“Non ci interessa – ha concluso l’esponente di Forza Italia – se abbia ragione Zingaretti o Galletti. Ma ci sta a cuore il futuro dei nostri territori e delle comunità che rappresentiamo che non possono continuare a vivere a proprio discapito un’emergenza, quella dei rifiuti, che si paga in termini di qualità della vita, di sicurezza e di sviluppo. L’autosufficienza è un principio fondamentale per chi amministra e ci batteremo sino alla fine perché sia rispettato”.

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