Latina, la macchina dell’edilizia allegra s’incaglia su un diniego: Comune condannato a risarcire i danni

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Il Comune di Latina

Il Comune di Latina sotto accusa per l’edilizia spinta, poi arriva la condanna per un diniego. L’amministrazione con le spalle al muro: riconosciuto un debito fuori bilancio di 219.340,47 euro a fronte di un risarcimento danni e spese processuali. La giustizia amministrativa ha fatto il suo corso, con sentenza definitiva del 2014 che non è stata ottemperata, motivo per cui è stato nominato il commissario ad acta, nella persona dell’architetto Massimiliano Sansonetti che con i poteri del Consiglio comunale ha deliberato la legittimità del debito in favore di Francesco Patti. L’atto, basato sulla relazione dell’attuale dirigente del Servizio politiche di gestione e assetto del territorio, è stato pubblicato oggi all’albo pretorio del Comune.

Il signor Patti aveva chiesto un permesso a costruire un edificio residenziale su un lotto di terreno di via Litoranea, ma il Comune aveva risposto “picche” con un diniego non motivato. Immediato il ricorso al Tar e già la prima sentenza del 2010 gli aveva dato ragione, condannando l’amministrazione comunale al risarcimento del danno patrimoniale subito, per la cui quantificazione si era stabilito di fare riferimento a una somma, pari all’ordinario costo di costruzione di un immobile insistente nella stessa zona di Piano regolatore generale di identiche caratteristiche strumentali, dimensionali e tipologiche, ai canoni di locazione corrispondenti e documentati, più una maggiorazione del 5% atta a ristorare il danno derivante dall’impossibilità di edificazione dipendente dall’adozione (successiva?) del Ptpr. Con la stessa sentenza il Comune era stato condannato al pagamento delle spese di giudizio pari a 3.000 euro. Con successiva sentenza sarà condannato al pagamento di ulteriori 2.000 euro per il giudizio di ottemperanza e al pagamento di 2.000 per il compenso dovuto al commissario ad acta. Totale 219.340, 47 euro. Nell’atto del commissario non si fa alcun riferimento ad appelli, da parte del Comune, al Consiglio di Stato.

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