Latina, medici e infermieri del Goretti tra i 25 indagati per la morte di Sara

L'ospedale Le Scotte di Siene dove ha avuto inizio l'odissea di Sara Roncucci (nel riquadro)

Sarebbero 25 gli indagati per la morte di Sara Roncucci, la 31enne di Latina deceduta il 27 dicembre scorso nella casa di cura Habilita di Ciserano di Zingonia (comune del Bergamasco), dove stava effettuando la riabilitazione per i gravi danni neurologici subiti dopo un intervento di mini bypass gastrico effettuato all’ospedale Le Scotte di Siena. A rivelarlo è “Il Giorno”, cronaca di Bergamo. Il sostituto procuratore Gianluigi Dettori, titolare dell’inchiesta per omicidio colposo – secondo quanto riportato nel servizio giornalistico a firma di Michele Andreucci – ha iscritto nel registro degli indagati i medici e infermieri degli ospedali di Zingonia, Latina e Siena che a turno si sono occupati della giovane donna pontina. L’11 gennaio è in programma l’autopsia, che sarà effettuata dal medico legale Matteo Marchesi che proprio ieri ha ricevuto l’incarico dalla Procura di Bergamo.

A denunciare il fatto, inquadrato come caso di malasanità, sono stati i famigliari di Sara che si sono rivolti allo Studio 3A, di consulenza e assistenza legale, che ieri ha fornito un resoconto sull’accaduto.

La storia di Sara

Il 2 settembre Sara, madre di due figli di 12 e 3 anni, si sottopone ad intervento chirurgico per la riduzione del peso corporeo di “mini by pass gastrico” all’ospedale “Le Scotte” di Siena, da dove l’8 settembre verrà dimessa. La notte seguente, tornata a Latina, si sente male e va di corsa – a mezzo ambulanza – all’ospedale Goretti da dove però viene subito dimessa dopo brevi accertamenti: le riscontrano un lieve versamento di liquido e la rimandano a casa prescrivendole un antidolorifico. I dolori persistono e a quel punto, l’indomani, 10 settembre, il suo compagno la riporta personalmente al pronto soccorso dell’ospedale di Latina, dove la situazione precipita in poco tempo: mentre la sottopongono alla Tac va in arresto cardiaco e i medici devono rianimarla. L’esame evidenzia una grave emorragia addominale, che il chirurgo in servizio addebita alla rottura di una “graffetta”, uno dei punti interni del by pass gastrico praticatole pochi giorni prima, a Siena. La operano d’urgenza per bloccare l’emorragia con peritonite (ha perso molto sangue) e la trasferiscono in Rianimazione, in coma farmacologico. Dopo un mese di incertezza in Terapia Intensiva, durante il quale va incontro ad altre problematiche, tra cui una grave crisi respiratoria, e viene sottoposta anche alla tracheotomia, il 18 ottobre Sara Roncucci viene nuovamente operata per ripristinare la canalizzazione gastrica, le sospendono il coma farmacologico e le inseriscono un sondino per l’alimentazione. I medici la dichiarano presto fuori pericolo, purtroppo però l’arresto cardiaco e le successive vicissitudini cliniche hanno causato nella paziente danni neurologici importanti: apre solo gli occhi. Dopo un altro mese di degenza nel nosocomio di Latina, il 7 dicembre viene trasferita presso una clinica specializzata nella riabilitazione neurologica, la Habilita di Ciserano, appunto. La diagnosi d’ingresso è delicata: “disordine della coscienza con stato di veglia non responsiva, doppia emiplegia, disfagia, deficit di controllo del capo e del tronco”, tutte conseguenze dell’encefalopatia anossico/ischemica secondaria all’arresto cardiocircolatorio subito il 10 settembre. Durante il mese di dicembre la donna, pur essendo ancora in stato di incoscienza dal punto di vista neurologico, manifesta buone condizioni di salute generale, ma il 26 dicembre la situazione precipita definitivamente: il giorno di Santo Stefano il fratello nota che la sorella ha problemi di respirazione dovuti a forte catarro, che un’infermiera provvede ad aspirare. Ma poco dopo la mezzanotte, alle 0.40 di lunedì 27 dicembre, i familiari vengono avvisati dalla struttura che Sara ha subito un altro arresto cardiaco e questa volta non ce l’ha fatta.

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