Cisterna, confisca definitiva del patrimonio di Perrozzi: lo Stato si riprende 150 milioni di euro

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Annabella Cristofaro, dirigente della Divisione Anticrimine della Questura di Latina

Ha sessant’anni e sconta la misura della sorveglianza speciale a Milano. Fabrizio Perrozzi, imprenditore di Cisterna di Latina, ha definitivamente perso un patrimonio di 150 milioni di euro, già confiscato nel 2015. L’ultimo decreto in favore del provvedimento del Tribunale di Latina, scaturito dall’attività d’indagine patrimoniale svolta dalla Divisione Anticrimine della Questura di Latina, è della Corte d’Appello ed è stato notificato il 6 ottobre 2016. Si tratta di un pronunciamento definitivo poiché entro i termini di legge non è stato proposto alcun ricorso. Il dettaglio è emerso ieri in Questura nel corso della conferenza stampa indetta per illustrare i dettagli del sequestro preventivo anticipato a carico di Costantino Di Silvio, più noto a Latina con il nome di “Cha Cha”.

La confisca ricade su 143 immobili, di cui 13 ville tra cui due lussuose residenze una a Porto Cervo e l’altra a Porto Rotondo, 21 appartamenti e 65 terreni, capannoni industriali, magazzini, autorimesse, cassette di sicurezza, quote societarie, conti correnti e un parco macchine con tanto di Porsche e Aston Martin.

Perrozzi, poi condannato dal Tribunale di Padova, insieme ad altri faccendieri, per un’evasione milionaria messa a segno attraverso un carosello di società italiane e straniere gestite da prestanomi, aveva attirato l’attenzione della Divisione Anticrimine di Latina, diretta dalla dottoressa Annabella Cristofaro, a seguito di un inquietante episodio a carattere intimidatorio verificatosi davanti all’abitazione dell’imprenditore, in quel di Cisterna, all’epoca 54enne. Fu lui stesso a denunciare il rinvenimento di un ordigno esplosivo. Nel corso delle indagini, svolte anche con il supporto delle intercettazioni, la Squadra Mobile di Latina inquadrò Perrozzi al centro di un impressionante giro d’affari. Fu questo l’input fornito alla Divisione Anticrimine che a partire dal 2013 pose l’impero patrimoniale dell’imprenditore di Cisterna sotto la lente d’ingrandimento. Un patrimonio frutto di attività illecite, come definitivamente stabilito dall’autorità giudiziaria.

A febbraio dello scorso anno, con l’operazione Point Break la Guardia di Finanza di Latina a seguito dell’approfondimento investigativo sull’ipotesi di riciclaggio relativa all’acquisizione totalitaria della società “Italcraft” di Gaeta, operante nel settore della nautica, pose sotto sequestro altri beni, riconducibili a Perrozzi, per oltre 10 milioni di euro.

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