Latina, ristoro nucleare: oltre la beffa la scarsa trasparenza. Interrogazione e denuncia di Coluzzi

La centrale nucleare di Borgo Sabotino a Latina

Il consigliere comunale di Latina Matteo Coluzzi ha depositato un’interrogazione al sindaco e alla giunta per conoscere lo stato di avanzamento dell’azione legale finalizzata a recuperare le quote di ristoro nucleare che non sono state corrisposte al Comune di Latina, in quanto Comune nuclearizzato, a partire dall’anno 2006.

La questione fu sollevata più di un anno fa, inizio agosto 2016, dall’ex sindaco Vincenzo Zaccheo che portò a conoscenza della nuova amministrazione comunale che l’Associazione nazionale Comuni italiani nuclearizzati (Latina capofila al momento della costituzione, nel 2007 sotto l’amministrazione dello stesso Zaccheo), nel proseguo dell’azione civile contro la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Cipe, e il Ministero dell’economia e finanze, aveva appena vinto una causa da cento milioni di euro, Latina esclusa. Perché? L’ex sindaco spiegava che né il commissario straordinario Guido Nardone prima né l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi dopo, entrambi suoi successori, ritennero di doversi costituire in rappresentanza del Comune di Latina insieme alle altre municipalità dell’associazione contro l’interpretazione che l’allora Governo volle dare al comma 298 dell’articolo 1 della legge 311/04, destinando così ai Comuni solo il 30% dei fondi. Il primo grado del processo si era così concluso, lo scorso anno, con il pieno riconoscimento della ragione ai comuni di Ispra, Rotondella, Saluggia, Caorso, Trino, Piacenza, Minturno e Sessa Aurunca. Latina assente.

Dopo oltre un mese Zaccheo fece sapere al sindaco Coletta, a mezzo stampa, che si sarebbe tenuta all’indomani una riunione presso l’Anci dei Comuni nuclearizzati. A Roma ci andò il vice sindaco Paola Briganti che al suo ritorno a Latina disse che a seguito dell’incontro l’amministrazione avrebbe valutato l’ipotesi di un’azione legale in solitaria.

Che cosa accadde dopo? Lo ricostruisce il consigliere Coluzzi nella sua interrogazione: “Si è appreso tramite mezzo stampa – si legge – che il sindaco Damiano Coletta in data 17 Ottobre 2016 ha inviato al Presidente del Consiglio, al Ministero dell’Economia e delle Finanze e al Cipe un atto di invito, diffida e messa in mora in riferimento al cosiddetto ristoro nucleare”.

Il giovane consigliere, nella sua interrogazione, precisa di aver fatto istanza di accesso agli atti relativi al ricorso promesso da Briganti e alla diffida del sindaco il 31 luglio 2017 e che essendo trascorsi oltre 30 giorni senza alcun riscontro debba considerarsi respinta. Un dettaglio grave in termini di trasparenza amministrativa negata addirittura ad un consigliere comunale. Infatti, alla richiesta di notizie sullo stato di avanzamento dell’azione legale volta al recupero del ristoro nucleare, Coluzzi antepone di voler conoscere le motivazioni che hanno portato al respingimento dell’istanza di accesso agli atti senza alcuna spiegazione.

“A quasi un anno di distanza dalla Commissione Ambiente – dichiara Coluzzi a margine dell’interrogazione – nella quale si era discusso del caso, è doveroso porre nuovamente la lente di ingrandimento relativamente ad una tematica sulla quale è calato il silenzio più totale. Non è stato fatto nulla a tal riguardo fino ad oggi? Se è vero, come affermato nei mesi scorsi da questa maggioranza, che l’amministrazione non ha giovato dell’intero importo legato al ristoro anche a causa della condotta del commissario straordinario Guido Nardone e dell’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, cosa è stato fatto di diverso da Latina Bene Comune a tal riguardo? Per questa ragione ho presentato l’interrogazione che invita a relazionare il Sindaco e la Giunta prima di tutto sui motivi del rifiuto di tale istanza (grave atto contro la trasparenza e contro la libertà dell’operato dei Consiglieri di minoranza) oltre che relativamente all’aggiornamento sulla procedura relativa al ricorso da parte dell’Ente finalizzato a recuperare suddette somme. Il Comune di Latina rischia di perdere le somme del ristoro nucleare, come se non bastasse viene vietato l’accesso agli atti a chi (come nel caso del sottoscritto) vorrebbe semplicemente evitare un tale danno di numerosi milioni di euro per le nostre casse comunali”.

Matteo Coluzzi

 

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