Latina, sangue infetto al Goretti: il risarcimento arriva, ma la paziente è morta due anni fa

L'ospedale Santa Maria Goretti di Latina

Maxi risarcimento per il sangue infetto, ma la beneficiaria non potrà più goderne. Circa 520mila euro fra capitale ed interessi è stato liquidato oggi dal Tribunale di Roma in favore delle sorelle ed eredi di una donna di Latina deceduta due anni fa all’età di 59 anni a cui, quando era giovanissima, vennero trasfuse diverse sacche di sangue al Goretti di Latina.

“La sentenza del Tribunale di Roma n. 19971 del 23 ottobre del 2017 non lascia dubbi: sono state le trasfusioni somministrate al Goretti di Latina fra il 1979 e il 1981 ad infettare l’allora giovane donna del virus dell’epatite C. Quando aveva iniziato la terapia ematica, per un’insufficienza renale, la donna aveva solo 22 anni e quando l’ha terminata ne aveva 26. Ma è solo nel 2009 che aveva scoperto di essere affetta da una grave forma di epatite C. Nel 2010 un tragico sospetto: forse ad infettarla era stato il sangue ricevuto 30 anni prima”, spiega l’avvocato Renato Mattarelli, che ha assistito la donna quando era in vita.

L’avvocato aveva intrapreso una prima azione che aveva fatto ottenere alla donna di Latina un assegno mensile di circa 800 euro previsto dalla speciale legge n. 210/992 in favore dei soggetti danneggiati da trasfusioni di sangue e vaccinazioni. Poi nel 2013 il legale aveva intrapreso la causa terminata con il maxi risarcimento di oggi di cui però la povera donna morta nel 2014 non potrà mai godere.

Ben oltre l’aspetto economico: la sentenza del tribunale romano ha condannato il Ministero della Salute per non aver controllato e vigilato (come invece previsto dalla legge dell’epoca) sulla qualità delle diverse sacche di sangue trasfuse alla ragazza di Latina che successivamente si ammalò di altre diverse patologie.

L’avvocato Mattarelli vuole ora verificare se queste successive malattie siano connesse o comunque siano state aggravate dall’epatite C rimasta silente, e quindi senza cure, per 30 anni.

Soprattutto sarà verificato se il decesso della donna del 2014 sia stato causato o concausato dall’epatite o quantomeno sia stato accelerato o anticipato dall’infezione che, per la sentenza del Tribunale di Roma, poteva essere evitata. Nel caso sarà intrapresa una ulteriore causa per far ottenere alle eredi un ulteriore risarcimento per i danni da omicidio colposo.

Sul piano giuridico la sentenza di oggi contiene delle importanti innovazioni sulla liquidazione e quantificazione del danno alla salute. Accogliendo la tesi dell’avvocato Mattarelli, per il Giudice Corrado Cartoni, che ha redatto il provvedimento, l’importo degli interessi legali deve essere calcolato dal tempo delle trasfusioni (1979-1981) e non a quello che la prassi giudiziaria italiana fissa nella manifestazione del danno (che nel caso della donna di Latina è il 2010).

Le conseguenze di questa nuova impostazione giudiziaria sono enormi poiché alle somme liquidate in sentenza devono essere aggiunti interessi che praticamente raddoppiano la somma stabilita in sentenza visto che tali interessi vanno calcolati sugli ultimi 36 anni (2017 – 1981).

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