Il Tribunale del Riesame di Roma ha revocato gli arresti domiciliari per Elsa Cautilli e Giuseppe Caramanica, i due dirigenti del Comune di Sabaudia coinvolti nell’inchiesta sui chioschi sul lungomare della città delle dune.
Il collegio, composto dai giudici Maria Agrimi, Olga Manuel ed Enrica Villani, ha infatti riformato l’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip del Tribunale di Latina Giuseppe Cario, sostituendo i domiciliari con la misura dell’interdizione dall’esercizio del pubblico servizio per la durata di un anno.
Cautilli, difesa dagli avvocati Giulio Mastrobattisti e Francesco Fedele, e Caramanica, assistito dall’avvocato Massimo Signore, erano finiti agli arresti domiciliari lo scorso 17 febbraio insieme all’ex vicesindaco di Sabaudia Giovanni Secci nell’ambito dell’indagine sulla gestione delle gare per l’assegnazione dei chioschi sul lungomare nell’estate 2025.
L’accusa contestata è quella di turbativa d’asta. Secondo l’ipotesi investigativa, gli indagati avrebbero condizionato l’esito delle procedure di assegnazione delle concessioni demaniali.
La difesa di Elsa Cautilli ha già annunciato ricorso in Cassazione contro la decisione del Riesame, ritenendo la misura comunque ingiustificata.
Resta invece ancora attesa la decisione del Tribunale del Riesame sulla posizione dell’ex vicesindaco Giovanni Secci, difeso dall’avvocato Renato Archidiacono.
Parallelamente, il prossimo 19 marzo la Corte d’Appello di Roma dovrà pronunciarsi sulla richiesta di ricusazione del gip Giuseppe Cario presentata proprio dalla difesa di Secci, che contesta al magistrato di essersi espresso nel merito delle accuse già nella fase delle autorizzazioni alle intercettazioni.
L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza e dai Carabinieri Forestali, riguarda la vicenda dei cinque chioschi del lungomare di Sabaudia finiti a un unico imprenditore, Fabrizio Gallo. Successivamente il Comune aveva revocato l’aggiudicazione, decisione poi annullata dal Tar di Latina dopo il ricorso dello stesso imprenditore estromesso.
Sul piano penale, secondo l’accusa, gli indagati avrebbero imposto condizioni non previste nel bando di gara per il pagamento delle concessioni, circostanza che avrebbe portato alla decadenza dell’aggiudicazione e favorito i secondi classificati nella gestione dei chioschi durante la stagione balneare.








