Morte Satnam Singh, in Aula il collega che guidò i carabinieri

Satnam Singh

Prosegue davanti alla Corte d’Assise il processo legato alla morte del bracciante indiano Satnam Singh. Nell’udienza di ieri è stato ascoltato un testimone chiave: il collega di lavoro Ramesh Kumar, l’uomo che il 17 giugno 2024 accompagnò i carabinieri dall’abitazione della vittima fino all’azienda agricola dove si verificò il grave incidente.

Assistito da un interprete, Kumar ha ricostruito in aula quanto accadde nelle ore successive all’infortunio. Il suo esame, tra domande del pubblico ministero, della difesa e delle parti civili, è durato quasi tre ore. Durante la testimonianza ha descritto anche il contesto lavorativo nei campi, riferendo che i braccianti non avevano a disposizione acqua né cibo forniti dall’azienda e che ognuno portava con sé qualcosa da casa. Ha inoltre parlato dell’assenza di servizi igienici e di spazi adeguati per le pause, sottolineando condizioni che, a suo dire, non consentivano di lavorare in modo regolare.

Un punto su cui i magistrati si sono soffermati più volte riguarda le dichiarazioni rese dal testimone nelle prime fasi dell’indagine. In quelle informazioni preliminari Kumar aveva riferito di aver avuto timore di raccontare tutto per paura di possibili ritorsioni da parte del datore di lavoro e per il rischio di perdere l’occupazione. In aula alcune di queste affermazioni sono state inizialmente ridimensionate e poi confermate.

Proprio su questo aspetto si è concentrata la difesa di Antonello Lovato, imputato per omicidio con l’accusa di aver abbandonato il bracciante gravemente ferito dopo l’incidente. I legali hanno chiesto che gli atti venissero trasmessi alla Procura ipotizzando il reato di falsa testimonianza a carico del testimone. Il pubblico ministero si è però opposto alla richiesta.

L’udienza è stata particolarmente delicata perché la ricostruzione di quei momenti è considerata fondamentale per chiarire cosa accadde mentre Singh era ancora in vita, sebbene in condizioni disperate. Ogni dettaglio, secondo l’accusa, potrebbe contribuire a comprendere pienamente la sequenza dei fatti.

Nel corso della deposizione Kumar ha raccontato anche il suo percorso personale. Ha spiegato di essere arrivato in Italia dopo aver pagato circa 600 euro per ottenere il permesso di lavoro. Sarebbe stato proprio Satnam Singh a informarlo della possibilità di lavorare nei campi. Il testimone ha inoltre riferito che la vittima annotava su un foglio gli orari e alcune indicazioni relative al lavoro, ma ha escluso che svolgesse un ruolo di reclutamento dei braccianti.

La testimonianza è servita anche a delineare il funzionamento del lavoro agricolo nel contesto dei braccianti di origine indiana impiegati nelle campagne italiane, tema già emerso in altre udienze del processo.

L’incidente che ha portato alla morte di Satnam Singh rappresenta uno degli episodi più significativi nel dibattito giudiziario e sociale sul fenomeno del caporalato e dello sfruttamento del lavoro nei campi. I fatti risalgono a giugno 2024.

Secondo gli esiti dell’autopsia, il giovane bracciante è morto a causa di una grave emorragia e della necrosi provocata dalla lesione all’arto. I medici hanno evidenziato che un intervento sanitario tempestivo avrebbe potuto forse salvarlo.

Dopo l’incidente, invece, Singh sarebbe stato accompagnato a casa e lasciato lì con il braccio amputato riposto in una cassetta, senza che venisse attivato immediatamente un soccorso medico.

Il processo riprenderà il 25 marzo con l’audizione di altri lavoratori agricoli. Una successiva udienza è già stata fissata per il 18 aprile, quando il dibattimento proseguirà con nuove testimonianze e ulteriori approfondimenti sulle condizioni di lavoro e sulle retribuzioni nei campi.