Satnam Singh, i dottori: “Arrivò in ospedale in fin di vita”

Satnam Singh

Satnam Singh arrivò al San Camillo “in fin di vita”. È il passaggio più duro emerso nell’ultima udienza del processo per la morte del bracciante agricolo indiano, deceduto il 19 giugno 2024 dopo il grave infortunio sul lavoro avvenuto due giorni prima nelle campagne pontine. A ribadirlo, davanti alla Corte d’Assise di Latina, sono stati due medici dell’ospedale romano che presero in carico il lavoratore subito dopo il trasferimento in elisoccorso.

Nel processo è imputato Antonello Lovato, 39 anni, titolare dell’azienda agricola dove Satnam Singh lavorava senza contratto e senza permesso di soggiorno. L’uomo è accusato di omicidio volontario con dolo eventuale ed è detenuto dal 2 luglio 2024.

Nel corso dell’udienza, i due sanitari del San Camillo hanno ricostruito le condizioni in cui il bracciante arrivò in ospedale nel tardo pomeriggio del 17 giugno. Il quadro clinico, hanno spiegato, era già gravissimo: shock emorragico, amputazione di un arto, fratture multiple e politraumi diffusi. Una situazione estrema, nella quale, secondo i medici, il fattore tempo era decisivo.

Proprio su questo punto si è concentrata gran parte delle testimonianze. I sanitari hanno spiegato che, in casi del genere, intervenire subito può cambiare radicalmente le possibilità di sopravvivenza. Un’emorragia di quel tipo, se contenuta tempestivamente, può essere gestita con margini diversi. Al contrario, ogni ritardo riduce drasticamente le possibilità di salvezza.

Al centro dell’udienza anche le modalità con cui Satnam Singh fu trasportato dopo l’incidente. Rispondendo alle domande delle parti civili, uno dei medici ha chiarito che lo spostamento del ferito su un furgone, per diversi chilometri e in quelle condizioni, può aver inciso sull’evoluzione del quadro clinico. Un trasporto non medicalizzato, senza adeguata immobilizzazione e senza strumenti per contenere l’emorragia, secondo quanto riferito in aula, aumenta i rischi e può aggravare ulteriormente lesioni già compromesse.

I medici hanno inoltre sottolineato come un intervento immediato, anche con strumenti di emergenza basilari per bloccare la perdita di sangue, avrebbe potuto ridurre l’impatto del trauma. In aula è stato ribadito che il tempo, in quella sequenza di eventi, ha avuto un peso determinante.

Con l’udienza di ieri si è chiusa la fase dibattimentale. Il processo entrerà ora nella fase conclusiva: il 23 giugno sono attese la requisitoria della Procura e gli interventi delle parti civili, mentre il 30 giugno sarà la volta delle arringhe difensive. La sentenza è prevista entro l’estate.