Porto di Gaeta, polveri di carbon coke: FP CGIL e UIL FP chiedono l’intervento dell’ASL

Allarme sicurezza al porto commerciale di Gaeta. FP CGIL e UIL FP Dogane e Monopoli Lazio denunciano le condizioni in cui operano i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, impegnati quotidianamente nelle attività di controllo all’interno dello scalo.

Il nodo riguarda la movimentazione del carbon coke, materiale utilizzato soprattutto nell’industria pesante, che durante le operazioni di scarico e deposito può generare polveri sottili e particolato. Secondo le sigle sindacali, i dipendenti in servizio nella Sezione Operativa Territoriale di Gaeta dell’Ufficio delle Dogane Lazio 4 sarebbero costretti a lavorare in aree esposte, senza adeguate misure di protezione.

Le attività svolte dal personale comprendono verifiche sulle merci, controlli documentali, ispezioni a bordo delle navi, presidi ai varchi e accertamenti sui mezzi pesanti. Mansioni che, spiegano i sindacati, vengono effettuate spesso all’aperto e per diverse ore consecutive, in un contesto in cui le polveri prodotte dalle operazioni portuali possono restare sospese nell’aria.

A rendere più complessa la situazione ci sarebbe anche la carenza di organico. Secondo FP CGIL e UIL FP, la mancanza di personale sufficiente impedirebbe una rotazione efficace dei turni, aumentando così il tempo di esposizione degli stessi lavoratori.
Nel mirino delle organizzazioni sindacali finisce anche la gestione della prevenzione. Viene chiesta una verifica del Documento di Valutazione dei Rischi, con particolare riferimento al rischio chimico e ambientale legato alle polveri di carbone. Le sigle chiedono inoltre monitoraggi sulla qualità dell’aria nelle aree operative, sulle banchine e negli uffici doganali.

Altro punto centrale è quello dei dispositivi di protezione individuale. Per i sindacati, le dotazioni attualmente disponibili non sarebbero sufficienti rispetto al tipo di rischio segnalato. Da qui la richiesta di fornire al personale presidi adeguati, tra cui facciali filtranti FFP2 e FFP3, occhiali protettivi e altri strumenti indicati dalle autorità sanitarie.

“Siamo di fronte a un rischio concreto, severo e misurabile per l’apparato respiratorio, per il sistema cardiovascolare e per la salute generale e a lungo termine dei nostri colleghi – denunciano con fermezza i coordinatori regionali Mauro Massimi e Virgilio Tisba –. Il datore di lavoro, in virtù degli obblighi indelegabili sanciti dagli articoli 17 e 18 del D.Lgs. 81/2008, ha il dovere tassativo di valutare preventivamente tutti i rischi esistenti nell’ambiente lavorativo e di adottare repentine misure di mitigazione. Nel porto di Gaeta non abbiamo alcuna certezza che questo obbligo sia stato assolto. È intollerabile e profondamente ingiusto che lo Stato chieda ai propri funzionari di garantire la legalità, il contrasto ai traffici illeciti e la sicurezza delle frontiere portuali, pretendendo in cambio come tributo la loro stessa salute”.

FP CGIL e UIL FP chiedono l’attivazione immediata dell’ASL di Latina, in particolare del Servizio Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro, per un sopralluogo tecnico nello scalo. Viene sollecitato anche l’intervento del Servizio Igiene e Sanità Pubblica per avviare campionamenti e rilevazioni sui livelli di PM10, PM2.5, polveri totali e altri indicatori legati alla movimentazione del carbon coke.
Le richieste avanzate comprendono anche l’aggiornamento straordinario del DVR, il coinvolgimento del medico competente e del responsabile del servizio prevenzione e protezione, l’attivazione di una sorveglianza sanitaria rafforzata per i lavoratori esposti e un piano di potenziamento dell’organico nella sede di Gaeta.

“Gaeta rappresenta una realtà portuale in forte espansione, un hub commerciale strategico per il PIL dell’intera Regione Lazio. Ma lo sviluppo economico non può e non deve in nessun modo essere edificato sulla pelle e sul futuro dei lavoratori – concludono duramente i rappresentanti sindacali Mauro Massimi e Virgilio Tisba –. Chiediamo al Direttore dell’Ufficio delle Dogane Lazio 4 di esercitare i propri poteri e di attivarsi ad horas. La nostra formale richiesta d’intervento e diffida è già stata trasmessa . Da questo momento in poi la pazienza è esaurita: pretendiamo fatti concreti, non promesse burocratiche”.

Le due organizzazioni sindacali annunciano che, in mancanza di riscontri, sono pronte a rivolgersi agli enti competenti, tra cui ASL, Ispettorato Territoriale del Lavoro e Procura della Repubblica. Prevista anche la convocazione di assemblee straordinarie del personale.

“Il nostro obiettivo non è bloccare le attività commerciali dello scalo o danneggiare l’indotto del porto. La nostra è una battaglia di civiltà: vogliamo semplicemente lavorare in sicurezza. La tutela della vita è un diritto costituzionale, non un privilegio da contrattare”