Di Alessandro Palmigiani.
“La notte prima degli esami”. Basta pronunciare queste quattro parole per far partire nella testa di milioni di italiani una colonna sonora precisa. Quella di Antonello Venditti. Quella di un momento che attraversa le generazioni e che, anche nel 2026, continua a essere uno dei riti di passaggio più intensi della vita.
C’è chi questa sera si ritroverà davanti alla propria scuola con gli amici di sempre. Chi scatterà fotografie che tra dieci anni riguarderà con nostalgia. Chi proverà a ripetere per l’ultima volta qualche autore di letteratura, sapendo in fondo che ormai c’è poco da fare. Chi non riuscirà a chiudere occhio per l’ansia e chi, invece, dormirà serenamente come se il giorno dopo non dovesse affrontare nulla.
E poi ci sono loro, quelli che questa notte la vivranno con un pizzico di malinconia. Perché l’Esame di Stato non è soltanto una prova scolastica. È la fine di un capitolo.
Per anni quei corridoi sono stati una seconda casa. Tra interrogazioni, compiti in classe, professori amati e altri meno, amicizie nate tra i banchi, primi amori, delusioni, risate e sogni condivisi. Domani mattina, con il foglio della prima prova davanti agli occhi, molti ragazzi realizzeranno davvero che qualcosa sta cambiando.
Non a caso questa notte è entrata nell’immaginario collettivo italiano. Prima grazie alla canzone di Venditti, poi grazie al film Notte prima degli esami, diventato un cult per intere generazioni. Una pellicola che ha raccontato perfettamente quell’incredibile miscela di paura, libertà, entusiasmo e incertezza che accompagna ogni maturando.
Perché la verità è che la notte prima degli esami non parla soltanto di scuola.
Parla di futuro.
Parla di quel momento in cui si comincia a capire che il mondo sta per aprirsi davanti. Università, lavoro, viaggi, nuove città, nuove amicizie. Strade diverse che fino a poche settimane prima sembravano lontanissime e che ora sono improvvisamente dietro l’angolo.
Per questo motivo, anche chi ha sostenuto la maturità venti, trenta o quarant’anni fa continua a ricordare perfettamente quella notte. Magari non ricorda il titolo del tema svolto o il voto finale ottenuto. Ma ricorda le emozioni. Ricorda gli amici. Ricorda l’attesa.
E mentre migliaia di studenti si preparano ad affrontare la prima prova di italiano, c’è un’intera nazione che, almeno per una sera, torna indietro nel tempo.
Perché la maturità cambia, le tracce cambiano, i programmi cambiano. Ma la notte prima degli esami resta sempre la stessa.
A tutti i maturandi del 2026 va il nostro più sincero in bocca al lupo. Vivetela fino in fondo. Perché domani sarà importante, ma questa notte lo è ancora di più.
E voi? Come avete vissuto la vostra notte prima degli esami? Eravate quelli che studiavano fino all’ultimo minuto, quelli che festeggiavano con gli amici o quelli che non riuscivano a prendere sonno? Raccontatecelo nei commenti.








