Sorelle ritrovate, parla la zia: “La madre me le ha portate alle 4 del mattino”

La zia delle due bambine

Per due settimane l’Italia ha seguito con il fiato sospeso la scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni allontanatesi dalla casa famiglia di Civitella Alfedena. Due settimane di appelli, ricerche nei boschi, controlli e ipotesi che sembravano condurre verso uno scenario drammatico. Poi il ritrovamento a Formia ha cambiato completamente il quadro della vicenda.

Ma più passano le ore e più emergono particolari destinati a far discutere.

A parlare nelle ultime ore è stata la zia che ha ospitato le ragazze nell’abitazione dove sono state rintracciate dai carabinieri. Visibilmente provata e con la voce spezzata dall’emozione, la donna ha raccontato la propria versione dei fatti ai microfoni.

“Le bambine hanno vissuto come se fossero state a casa loro, tranquille”, ha spiegato. Secondo il suo racconto, tutto sarebbe iniziato nella notte in cui le due sorelle sono arrivate a Formia. “Erano venuti il nonno e la madre, mi hanno chiesto se potessi tenerle. Sono arrivate alle quattro di mattina, me le ha portate il nonno insieme al compagno della madre. Le bambine sono rimaste qui per due settimane. Non ho visto parenti, nessuno si è fatto sentire”.

Parole che assumono un peso enorme alla luce dell’inchiesta della Procura di Sulmona, che ha portato al fermo della madre Valentina D’Acunto, del compagno e del nonno delle ragazze con accuse gravissime, come quella del sequestro di persona.

E proprio sulla posizione della madre si concentra ora gran parte dell’attenzione investigativa. Fino a poche ore prima del ritrovamento, infatti, attraverso il proprio legale Enrico Mastantuono, la donna aveva espresso pubblicamente il timore che le figlie fossero morte.

“Valentina pensa che le ragazze non ci siano più”, aveva riferito l’avvocato all’ANSA. Una dichiarazione che aveva colpito profondamente l’opinione pubblica, alimentando l’angoscia per le sorti delle due minorenni.

Oggi però quelle parole vengono inevitabilmente rilette alla luce di quanto emerso successivamente. Se, come ritengono gli investigatori, la madre avesse partecipato al trasferimento delle figlie nell’abitazione della zia, la convinzione manifestata pubblicamente sulla loro presunta morte appare quantomeno difficile da conciliare con la ricostruzione accusatoria.

Un aspetto sul quale la Procura sta continuando a lavorare per chiarire ruoli, responsabilità e dinamiche dell’intera vicenda.

Intanto anche il procuratore della Repubblica di Sulmona, Luciano D’Angelo, ha fornito dettagli che rendono il quadro ancora più inquietante. “Quando le abbiamo trovate non hanno fatto i salti di gioia”, ha spiegato durante una conferenza stampa. Secondo quanto riferito dal magistrato, le due sorelle vivevano praticamente isolate all’interno dell’appartamento.

“Erano segregate in una stanza, non potevano uscire né aprire le persiane. Potevano soltanto guardare la televisione”. Una versione che si scontra con quella della zia, la quale sostiene di non essere stata a conoscenza della reale situazione e di aver creduto che le ragazze dovessero semplicemente raggiungere la madre.

Le indagini, tuttavia, sono tutt’altro che concluse. Gli investigatori erano da giorni convinti che le sorelle non fossero sole e che qualcuno le stesse aiutando a nascondersi. Una convinzione rafforzata anche dalle dichiarazioni del fidanzato diciottenne di Alisya, che aveva raccontato agli inquirenti di familiari pronti a prelevare le ragazze e portarle in un luogo segreto.

Ora la parola passa proprio ad Alisya e Sarah. Le due minorenni saranno ascoltate con le procedure protette previste dalla legge e il loro racconto potrebbe essere decisivo per ricostruire quanto accaduto dalla notte della fuga fino al ritrovamento a Formia.

Perché se il lieto fine delle ricerche ha riportato a casa due ragazze che tutti temevano di non rivedere più, restano ancora molte domande senza risposta. E alcune delle più importanti riguardano proprio chi, in quei quindici giorni, sosteneva di non sapere nulla.