Abusivismo a Latina, il Comune punta all’acquisizione al proprio patrimonio di un immobile “misterioso”

A proposito di trasparenza. Pubblicata ieri all’albo pretorio del Comune di Latina un’ordinanza di sgombero per l’acquisizione al patrimonio dell’ente di opere realizzate abusivamente. Se è chiaro a chi è rivolto il provvedimento come è normale che sia, segnalando tuttavia che non è stato apposto alcun filtro sugli indirizzi di residenza dei destinatari (dato sensibile), l’unica informazione di interesse pubblico è stata omessa. Non è scritto da nessuna parte qual è il bene che sta per essere acquisito gratuitamente dal Comune di Latina, ai sensi dell’articolo 31 del Dpr 380/2001. L’immobile in questione, ricadente in zona rurale (H del Piano regolatore generale), è stato indicato sulla base dei riferimenti catastali, foglio e mappale. Beh, facile con un po’ di destrezza. Sembra facile…

L’ordinanza in questione, pubblicata ieri, è la numero 93 del 27 marzo 2019, ed è stata emessa dall’allora dirigente del Servizio di gestione e assetto del territorio, l’architetto Paolo Ferraro. Nessuna descrizione dell’immobile abusivo, solo la cronologia degli eventi a partire dall’informativa della Polizia Locale risalente al 30 giugno 2010 per finire con l’applicazione della sanzione pecuniaria, notificata agli interessati il 18 luglio 2018, a seguito di omessa demolizione, ordinata già nel 2010, come verbalizzato il 16 marzo 2012.

Dunque, ricapitolando. In zona x viene commesso un abuso edilizio y, i vigili urbani se ne accorgono e stilano un verbale nel 2010, al verbale segue un’ordinanza di demolizione, due anni dopo si accerta l’inadempienza dell’ordinanza e nel 2018 si ordina l’applicazione della sanzione e infine Ferraro ordina giustamente sgombero e acquisizione dell’immobile come prevede la legge. Ma torniamo all’individuazione dello scempio, un abuso edilizio.

Nell’ordinanza rebus di Ferraro da una parte si cita il foglio 33 e il mappale 87 (terreno di 4.888 metri quadrati sul quale insistono manufatti abusivi, come citato nell’atto) e dall’altra il foglio 167 e il mappale 2208 (se questa fosse l’indicazione corretta l’area sarebbe in via Oslo, un terreno con campetto di calcio e una baracchetta) e indicazione di metri quadrati lasciata in bianco. Proprio così: spazio bianco…

Ipotizzando meri errori materiali, e volendo comunque capire il “peso” della giusta acquisizione dell’immobile (terreno più edifici abusivi) al patrimonio del Comune, oggi pomeriggio abbiamo contattato l’assessore all’Urbanistica Francesco Castaldo al quale abbiamo chiesto di sapere quale fosse la strada o la zona e relativo immobile oggetto dell’ordinanza. L’assessore con molta cortesia ha spiegato di non conoscere l’ordinanza e ha chiesto tempo per acquisire informazioni. Dopo una ventina di minuti è stato lui a contattarci, riferendo che purtroppo non era riuscito a parlare con il dirigente per saperne di più. “Comunque dovrebbe trattarsi di un mero atto dovuto”, ha detto, quasi a voler aggiungere qualcosa.

Forse ci troviamo di fronte ad un atto pasticciato? Un altro! Sempre più spesso ci si imbatte in atti del Comune di Latina in cui la trasparenza appare elastica. Sorvolando sulla famosa delibera della variante Q3 (le criticità anche formali sono rimaste in primo piano nel dibattito politico-amministrativo per settimane e settimane), ricordiamo che i permessi in sanatoria non vengono pubblicati all’albo pretorio dove invece appare soltanto l’avviso con il nominativo dell’interessato (in questo caso di appone l’omissis dell’indirizzo di residenza) e le coordinate catastali dell’immobile condonato. La trasparenza amministrativa dovrebbe garantire anche una comunicazione diretta e immediata. Il segretario generale Rosa Iovinella, l’estate scorsa, ha bacchettato un dirigente per essere stato troppo prolisso nella stesura di un atto. Ci chiediamo se le sia mai capitato di leggere quelli dell’urbanistica o di altri settori nevralgici, magari in occasione delle “estrazioni” per la verifica dell’anticorruzione.

Alla trasparenza dovrebbe corrispondere la correttezza, perché quando si ha a che fare con gli atti amministrativi basta una virgola fuori posto per armare ricorsi in sede di giustizia amministrativa contro e/o in danno dell’ente pubblico.

 

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