Blitz all’alba a Latina, i nomi degli arrestati

Latina risvegliata ancora una volta dal rumore degli elicotteri. Un’operazione che scuote le fondamenta della criminalità locale, svelando un intreccio di vecchie conoscenze e nuove armi pronte a fare fuoco. Il giudice per le indagini preliminari Laura Morselli ha firmato un’ordinanza che ha portato in carcere 14 persone persone, mentre per altre due sono stati disposti gli arresti domiciliari, nell’ambito di un’inchiesta della Squadra Mobile che ha scoperchiato un sistema criminale granitico e pericoloso. Al vertice di questo network figurano nomi che evocano i capitoli più bui della storia recente della città: da un lato Francesco D’Antonio, tornato in libertà dopo aver pagato il suo debito con la giustizia per la pianificazione dell’omicidio di Matteo Vaccaro nel 2011, e dall’altro Antonio Mazzucco, conosciuto negli ambienti come “Tulò”, figura di primo piano della mala pontina.

L’indagine non ha solo ricostruito i flussi di stupefacenti che inondavano le strade del capoluogo, ma ha portato alla luce un potenziale bellico che suggerisce scenari ben più inquietanti di una semplice attività di spaccio. Il sequestro di un vero e proprio arsenale, avvenuto lo scorso inverno in un appartamento a San Felice Circeo, rappresenta lo spartiacque di questa inchiesta. Tra quelle mura la polizia ha rinvenuto armi e, dato ancora più allarmante, una fornitura di esplosivi e tritolo, materiale che trasforma una banda di trafficanti in un gruppo capace di esercitare un controllo militare e intimidatorio sul territorio.

Oltre ai vertici D’Antonio e Mazzucco, la custodia in carcere ha colpito una fitta rete di sodali, tra cui Alex Iannaccone, Christian Solito, Enzo Succi, Lorenzo Maddaloni, Luca Tonini, Ferdinando Ciarelli, Daniele De Angelis, Davide Beccaro, Francesco Nicoletti, Marco Proietti, Alan Gaveglia e Sabrina De Angelis. Per Vittoria Cinque e Lorenzo Pietrucci la magistratura ha invece optato per la detenzione presso le proprie abitazioni. Questo blitz mette fine a una scalata criminale che sembrava voler riprendere le fila di un discorso interrotto anni fa, confermando come la zona pontina resti un terreno di scontro e di affari per gruppi pronti a tutto, armati non solo di droga, ma di un arsenale capace di seminare il terrore.