Caporalato, Carra (Uila): “Svolta dell’Inps positiva solo se concreta”

Il segretario della Uila Uil Giorgio Carra è intervenuto sulla strategia dell’Inps messa in campo contro il caporalato sia nella provincia di Latina che in tutta la Regione Lazio.

Se alle intenzioni seguiranno effettivamente fatti coerenti con gli obiettivi annunciati – ha detto Carra – la Uila in tutte le sue articolazioni non può che compiacersi della decisione che farebbe uscire l’istituto, specialmente l’Inps di Latina, dalle  ambigue ed incomprensibili posizioni che l’hanno caratterizzata in questi ultimi tempi, dove invece di colpire gli imprenditori disonesti diretti (la cooperativa), ed indiretti (le aziende agricole committenti), ha colpito duramente solamente i lavoratori che, oltre ad essere stati sfruttati sul lavoro, sono stati privati dei loro diritti previdenziali ed assistenziali”.

“Il presidio dei lavoratori ex Agri Amici, organizzato dalla Uila di Latina sotto l’Inps di Latina del 30 settembre scorso e la manifestazione organizzata da Fai, Flai e Uila unitamente ai rappresentanti della comunità indiana direttamente coinvolta nei fatti di Terracina, di tutti i lavoratori agricoli della provincia di Latina – ha spiegato Carra – hanno rappresentato un punto di svolta della strategia sindacale rispetto alla lotta contro i fenomeni del caporalato che oltre a mettere a repentaglio la dignità dei lavoratori direttamente colpiti, stanno minando la sopravvivenza dell’intero settore agricolo della provincia di Latina con gravi danni per tutti quegli imprenditori che pur comportandosi correttamente, vengono generalmente considerati degli sfruttatori senza scrupoli”.

Per la provincia di Latina, il settore agricolo rappresenta il settore economico più importante che coinvolge oltre 20.000 lavoratori dipendenti (di cui un terzo sono italiani) e non meno di 5.000 imprenditori agricoli.

Per le imprese senza terra (tra cui le cooperative) cioè per le imprese che agiscono in regime di appalto a favore delle aziende agricole, la normativa vigente prevede che possano essere previdenzialmente inquadrate  nel settore agricolo (consentendo loro di usufruire, al pari delle aziende agricole con propri fondi, delle migliori condizioni legislative, previdenziali, contrattuali e di flessibilità del lavoro, proprie del settore agricolo) e possono rappresentare un supporto positivo nei confronti delle aziende agricole locali, purché non siano un mero veicolo di elusione contributiva e contrattuale con lo scopo di imporre pessime condizioni di lavoro al fine di poter offrire alle aziende agricole committenti condizioni di appalto a costi ridotti.

“Quindi – ha aggiunto Carra – una revisione preventiva dell’iscrizione previdenziale di queste aziende nel settore agricolo tramite la denuncia aziendale per valutarne la effettiva consistenza (organizzazione aziendale in termine di personale fisso e di mezzi di lavoro, solvibilità contributiva, ecc.) appare quanto mai opportuna per evitare il paradosso degli accertamenti postumi dell’Inps, come quelli operati presso la cooperativa Agri Amici dove avendo esclusivamente imposto il cambiamento dell’inquadramento previdenziale, non determinerà nessun recupero contributivo dalla cooperativa ispezionata e, tanto meno, sulle imprese committenti solidalmente responsabili con l’impresa appaltante e gli unici colpiti dall’accertamento dell’Inps sono i lavoratori, con tutti gli effetti devastanti sulla fiducia dei lavoratori sull’efficacia delle denunce contro lo sfruttamento”.

“Va tenuto presente che la stretta annunciata dal Direttore dell’Inps regionale del Lazio, deve essere estesa all’intero territorio nazionale (in questo senso il suo appello nei confronti delle Direzioni Inps centrali affinché “implementino l’applicativo telematico che gestisce l’iscrizione” è fondamentale)   perché abbiamo già evidenziato che queste cooperative senza terra che agiscono in regime di appalto a favore delle aziende della provincia di Latina, hanno sede in diverse parti d’Italia, spesso in province che vengono ritenute meno “attente” da parte dell’Inps nell’esame dei requisiti di iscrizione”.

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