Il mondo del calcio torna a tremare sotto il peso di nuove inchieste, ma per chi il campo lo ha calcato ai massimi livelli, la sorpresa è solo parziale. Claudio Gavillucci, l’ex arbitro pontino balzato agli onori della cronaca per aver sospeso un Sampdoria-Napoli nel 2018 a causa di cori razzisti verso Koulibaly, è tornato a parlare del “sistema” arbitrale italiano in un’intervista alla Rai.
Quell’episodio di coraggio civile segnò l’inizio della fine della sua carriera in Italia: poco dopo, Gavillucci fu dismesso per “motivate valutazioni tecniche”, una decisione che lo spinse a trasferirsi in Inghilterra per dirigere nella National League prima del ritiro definitivo.
Un sistema senza autonomia
Interrogato sugli ultimi scandali che coinvolgono figure di spicco come Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, Gavillucci ha espresso fiducia nelle persone ma estremo scetticismo sulla struttura:
“Spero che chiariranno la loro posizione, ma sui contenuti non sono sorpreso: già cinque anni fa denunciai un sistema non trasparente. L’AIA (Associazione Italiana Arbitri) non ha una vera autonomia.”
Il problema, secondo l’ex arbitro, risiede nel cuore pulsante del potere sportivo. Il “disegnatore” degli arbitri viene infatti nominato e pagato dalla Federazione, i cui vertici sono eletti proprio da quelle leghe (Serie A e B) che raggruppano i club e i calciatori diretti ogni settimana dagli arbitri stessi.
I casi celebri: Inter e Udinese
A supporto della sua tesi su un sistema condizionabile dalle pressioni esterne, Gavillucci ha citato esempi che ancora oggi fanno discutere i tifosi:
• Il caso Orsato: Dopo il discusso Juventus-Inter del 2018 (il mancato rosso a Pjanic), l’arbitro Orsato non ha diretto l’Inter per diversi anni.
• Il caso Valeri: Per tre anni, l’arbitro Valeri non ha più incrociato l’Udinese a seguito delle pesanti contestazioni del presidente dei friulani.
“È un cortocircuito inevitabile,” conclude Gavillucci, delineando un quadro dove l’indipendenza del fischietto sembra essere più un’aspirazione che una realtà consolidata. Mentre la giustizia farà il suo corso, le sue parole riaprono una ferita mai rimarginata sul rapporto tra direttori di gara e palazzi del potere.









