di Ivan Simeone
Le statistiche elaborate da Confesercenti-CER, riguardo alla previsione dei consumi 2026, evidenziano un aumento dei consumi da parte delle famiglie prevalentemente su quelle spese che sono “obbligate”, mentre ancora vi è una frenata sulle spese “discrezionali” che rimangono pressoché invariate.
Uno spiraglio si intravede, sperando che le ultime vicende internazionali non vadano ad impattare nuovamente sulle spese essenziali delle famiglie quali aumenti di energia e di materie prime che fanno poi lievitare il carrello della spesa e i costi di gestione delle attività commerciali.
I dati ci dicono che i consumi cominciano a mostrare un qualche segno positivo grazie all’aumento occupazionale “che dovrebbero generare 1,8 miliardi di euro di reddito disponibile aggiuntivo. In base alle stime, questo maggiore reddito dovrebbe tradursi in circa 1,5 miliardi di consumi.”
In questi primi mesi del 2026 continuano gli aumenti dei generi alimentari e questo penalizza altre spese in particolare quelle del settore del commercio. “Nel 2026, secondo le stime Confesercenti-CER –www.confesercenti.it- le vendite al dettaglio in volume, interromperebbero la caduta – in atto da tre anni – ma resterebbero sostanzialmente ferme (+0,2% in volume), mentre le piccole superfici registrerebbero un calo dello 0,5%.”
Preoccupazione viene espressa dal Presidente nazionale di Confesercenti Nico Gronchi, che evidenzia come “con l’esaurirsi della spinta del PNRR e in un contesto che indebolisce l’export, la crescita dei consumi – pur lenta – resta il principale motore dell’economia italiana. È lì che si gioca la tenuta del sistema. Il recupero della spesa delle famiglie si sta consolidando, ma questo miglioramento non si trasferisce in modo proporzionale alle vendite e alle imprese del commercio. Il motivo è chiaro: le spese obbligate – dall’abitazione all’energia, dagli alimentari ai trasporti – continuano ad assorbire una quota crescente dei bilanci familiari, comprimendo la spesa discrezionale, quella che sostiene le attività di prossimità e l’economia dei territori”.
In questa situazione un ruolo determinate lo ha la Politica in senso lato, come le scelte che le Amministrazioni, ai vari livelli, sono chiamate a fare. Bene la Regione Lazio che in questo periodo sta varando le nuove “reti d’impresa” che –se ben utilizzate- potrebbero dare una marcia in più al settore delle attività di prossimità.
La Politica deve comprendere –traducendo poi il tutto in azioni amministrative concrete- che le attività commerciali di vicinato, il negozio sotto casa –per intenderci- come la boutique lungo i nostri corsi cittadini, sono un valore aggiunto per tutta la comunità. Non è solamente un fatto economico. Un “negozio” fa lavorare diverse persone e famiglie, fa girare una economia del quotidiano fatta anche di un importante indotto di servizi, ma è anche un vero “presidio sociale” del territorio che intreccia rapporti umani, economia e sicurezza per il singolo cittadino.
Le radici toriche del commercio di prossimità ci portano lontano. Il mondo dei mercati, del commercio come delle botteghe è stato (e lo è tutt’ora) l’anima pulsante di una Città, ma deve essere sostenuto più che mai oggi che si sta vivendo un processo di mutazione sociale ed economica.
I Comuni, gli Assessorati alle Attività produttive devono fare realmente la loro parte. La “Concretezza” deve essere il leitmotiv dell’azione politico-amministrativa di una Città. Il “Negozio” è sinonimo di rapporto diretto con la persona, con il cittadino.
Il commercio di vicinato è un vero volano economico che riporta la ricchezza sui territori locali, generano occupazione stabile e diversificano l’offerta nella sicurezza e nell’affidabilità.
Il semplice “negozio” è anche un po’ il custode delle nostre storie e dei nostri ricordi.
Il ruolo delle librerie indipendenti oggi in difficoltà soprattutto nei piccoli centri urbani. I negozi sono un po’ la nostra “memoria collettiva” da preservare e sostenere. La Politica, i nostri giovani impegnati nei Partiti e con incarichi Amministrativi lo devono comprendere. È il futuro e la memoria di una collettività.
Una sana e reale politica di sostegno al commercio locale, significa mettere al centro non solamente uno sviluppo economico ma “La Persona”, la dimensione umana e il tessuto sociale di una comunità cittadina. Non ci stancheremo mai di dirlo a gran voce!









