Condanne Alba Pontina, Regione Lazio: “Non arretriamo di un passo”

furti in villa

Gli oltre 60 anni di carcere inflitti agli esponenti del clan Di Silvio, per il quale il Tribunale di Latina ha confermato il reato di associazione mafiosa, hanno suscitato una vasta eco politica e istituzionale.

Dopo pochi minuti dalla lettura della sentenza è arrivata la nota di Gianpiero Cioffredi, Presidente dell’Osservatorio per la Sicurezza e la Legalità della Regione Lazio: “La sentenza conferma l’impianto accusatorio degli investigatori che ha consentito di far emergere la natura criminale del sodalizio dei Di Silvio nella gestione di numerosissime attività di carattere estorsive, consumate in danno di imprenditori, commercianti avvocati e liberi professionisti, per altro verso nel settore del traffico delle sostanze stupefacenti”.

Risarcimenti

“Oggi è stata pronunciata una sentenza importante che ci spinge tutti a non arretrare di un passo rispetto alla necessità di consolidare quell’alleanza popolare contro le mafie che ha visto in questi anni, proprio a Latina, istituzioni e cittadini protagonisti di una stagione di legalità. I 30mila euro di risarcimento riconosciuti dal Tribunale alla Regione verranno utilizzati per progetti di legalità nelle scuole di Latina”.

Il Tribunale ha riconosciuto al Comune di Latina, che insieme alla Regione Lazio si era costituito parte civile, un risarcimento di 40mila euro e 10mila euro all’associazione Caponnetto.  “È una grande soddisfazione per tutti noi ma soprattutto per l’intera comunità di Latina che mi onoro di rappresentare. Utilizzeremo questa somma per progetti che riguardano il Bene Comune”, ha dichiarato il sindaco Damiano Coletta”.

Inchiesta e pena

L’inchiesta Alba Pontina della Questura di Latina coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma per la prima volta nel giugno 2018 ha contestato l’art. 416 bis ad un clan autoctono di Latina, ricostruendo lo scenario criminale che a partire dal 2010 è stato caratterizzato da una cruenta egemonia del clan Di Silvio, rappresentando per anni una seria minaccia per la vita sociale, economica e politica del capoluogo pontino. Queste le sentenze:

Armando Di Silvio è stato condannato a 24 anni e due mesi; la moglie Sabina De Rosa a 15 anni e tre mesi; Francesca De Rosa a 3 anni e tre mesi; Genoveffa Di Silvio a 5 anni e 4 mesi; Angela Di Silvio a 6 anni e 4 mesi; Giulia Di Silvio a 2 anni e 7 mesi; Tiziano Cesari a 3 anni e 7 mesi; Federico Arcieri a 4 anni. Per Armando Di Silvio, Sabina De Rosa e Angela Di Silvio interdizione perpetua dai pubblici uffici.