“La crisi del commercio a Latina non si misura soltanto contando le serrande che si abbassano”. Parte da qui l’affondo sul futuro del centro storico da parte del PD, con i dati Confesercenti: tra il 2019 e il 2025 gli esercizi al dettaglio -4,8%, addetti -8,6%, perdita di ricchezza stimata in circa 15 milioni di euro.
“È il centro della città che sta progressivamente perdendo funzioni, attrattività e presenza quotidiana. E quando un centro si svuota di attività, servizi, cultura e occasioni di incontro, la crisi commerciale diventa inevitabilmente anche crisi urbana”.
Gli esempi delle ultime settimane: i tre furti in quattro mesi al Caffè Poeta, “un serio problema di sicurezza, ma anche la fragilità di un contesto urbano che avrebbe bisogno di maggiore presenza, servizi e frequentazione”, e l’uscita della Feltrinelli dal centro storico, “non soltanto uno spostamento commerciale: è un altro segnale della progressiva perdita di funzioni capaci di generare flussi, relazioni e vita urbana”.
La domanda: “che cosa vogliamo che sia il centro di Latina nei prossimi anni? Un centro non vive semplicemente perché viene chiuso al traffico, né può essere rianimato per qualche sera attraverso un evento. Vive se concentra funzioni diverse: istituzionali, amministrative, culturali, commerciali, universitarie e anche residenziali. È esattamente questa visione complessiva che manca all’Amministrazione Celentano”.
Tre i nodi indicati:
Spazio pubblico: “pochissimo verde, alberature incapaci di produrre ombra, piazze che durante i mesi più caldi diventano superfici minerali difficilmente frequentabili. Persino in via Don Morosini si procede riducendo il verde, in contraddizione con gli stessi indirizzi urbanistici elaborati dall’Amministrazione”.
Funzioni culturali: “biblioteca da anni sostanzialmente privata della propria funzione; il Palazzo della Cultura continua a vivere solo parzialmente, con spazi fondamentali non pienamente utilizzati; il Foyer del Teatro potrebbe diventare un vero salotto pubblico della città, aperto durante tutto l’anno a incontri, musica, libri e iniziative culturali”.
Patrimonio pubblico: “manca ancora una strategia capace di dare una funzione attrattiva agli immobili e agli spazi più importanti del centro: dall’ex Banca d’Italia al Mercato annonario, dalle ex autolinee al Museo Cambellotti, fino all’area di Piazza del Quadrato e del Museo della Terra Pontina”.
Sul tema pedonalizzazioni: “Sottrarre spazio alle automobili è giusto, ma quello spazio deve essere restituito realmente alle persone attraverso verde, arredo, servizi, cultura, mobilità sostenibile e qualità urbana. Non aver costruito tutto questo e proporre oggi il ritorno delle auto significa prima rinunciare a governare il cambiamento e poi utilizzare le conseguenze di quella rinuncia per tornare indietro”.
“Le stesse richieste avanzate dal Caffè Poeta – servizi, arredo urbano, regole certe, possibilità di organizzare iniziative culturali compatibili con i residenti – dimostrano che una parte della città è ancora disponibile a investire nel centro”.
Il richiamo anche a Confesercenti che “denuncia da tempo il rischio di desertificazione commerciale e chiede un Piano del Commercio, politiche per i negozi di vicinato e una programmazione”.
“Il commercio non si salva occupandosi soltanto di commercio. Occorre riportare funzioni nel centro, migliorarne l’accessibilità, aumentare il verde e la frescura, valorizzare gli immobili pubblici, sostenere chi investe e costruire una programmazione stabile. Anche la sicurezza passa attraverso un centro più frequentato, abitato e vissuto”.
“La crisi del commercio è ormai il segnale più evidente della progressiva desertificazione del centro. Continuare a intervenire per episodi significa accompagnare questo processo invece di governarlo. Latina ha bisogno di decidere quale funzione dovrà avere il proprio centro nei prossimi anni. Questa è la scelta politica che continua a mancare”.









