Droga, armi ed esplosivi: la nuova banda pronta a prendersi Latina

Non era solo una rete di spaccio, ma una vera e propria macchina da guerra pronta a scatenare un conflitto a colpi di bombe e pistole per il controllo del territorio. L’operazione “Pac-Man”, scattata all’alba di oggi con l’impiego di oltre cento agenti della Polizia di Stato provenienti da tutto il Centro-Sud, ha svelato i retroscena di un gruppo criminale spietato, capace di tenere sotto scacco la città di Latina attraverso una strategia del terrore definita dagli stessi indagati, nelle intercettazioni, come necessaria per “rimettere tutti al loro posto”.

Tutto ha avuto inizio la notte del 14 settembre 2025. Un incendio al portone di uno stabile nelle “Case Arlecchino” e l’arresto di due giovani con un carico di hashish hanno aperto uno squarcio su un’organizzazione molto più vasta. Quel carico, hanno scoperto gli inquirenti, apparteneva al trentasettenne Francesco D’Antonio. Ma il sequestro della droga da parte della polizia non era passato sotto silenzio. D’Antonio, per recuperare il danno economico, aveva iniziato a perseguitare persino gli amici e la madre del giovane arrestato con minacce e gravi estorsioni.

Il salto di qualità dell’indagine è avvenuto tra il 4 e il 5 gennaio 2026. Con una “staffetta” degna di un film d’azione, il gruppo aveva trasferito un arsenale in un appartamento a San Felice Circeo. Lì, la Squadra Mobile ha rinvenuto sette pistole e centinaia di munizioni, ma soprattutto quattro ordigni esplosivi, uno dei quali imbottito con oltre due etti di tritolo. Un potenziale bellico destinato a quello che gli indagati chiamavano “atto di cronaca”: attentati dimostrativi e bombe per piegare la concorrenza e i debitori insolventi.

L’organizzazione, come anche confermato nella conferenza stampa delle ore 11 nella Questura di Latina, gestiva piazze di spaccio attive h24 nelle zone Q5 e Borgo Piave, oltre a un servizio di consegne a domicilio. La droga, del tipo cocaina, hashish e crack, veniva stoccata anche all’interno di container. Quando i sequestri della polizia creavano “buchi” nel bilancio, il clan passava alle maniere forti: un esperto piromane veniva inviato a incendiare le auto dei debitori, come avvenuto nei quartieri Q4 e Villaggio Trieste nel marzo 2026, per costringerli a pagare.

Il bilancio finale dell’attività investigativa è impressionante:

  • 16 misure cautelari eseguite e 22 perquisizioni.

  • 15 pistole e 3 fucili sequestrati, molti dei quali pronti per essere modificati e resi ancora più letali.

  • 6 chili di droga (cocaina, crack e hashish) sottratti al mercato.

  • 4 ordigni esplosivi neutralizzati.