Estorsioni con metodo mafioso, tra le vittime un avvocato di Latina. Nuove accuse al clan Di Silvio

    Armando Di Silvio al momento dell'arresto nell'ambito dell'operazione Alba Pontina

    Eseguita oggi dalle Squadre Mobili di Latina e Roma e dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato una nuova misura cautelare nei confronti di cinque esponenti del clan Di Silvio, il capo Armando, sua moglie Sabina De Rosa, i figli Ferdinando Pupetto, Samuele e Gianluca, e nei confronti di Yuri Lupparelli, ritenuto appartenente ad un pericoloso gruppo criminale, dedito al traffico e allo spaccio di stupefacenti nel delicato quartiere romano di Tor Bella Monaca.

    L’operazione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, rappresenta lo sviluppo più immediato dell’inchiesta denominata “Alba Pontina” (l’omonima operazione che a giugno di quest’anno sgominò il sodalizio criminale con 25 arresti), reso possibile dalle prime dichiarazioni di uno degli esponenti più importanti del clan rom, immediatamente riscontrate dalle indagini delle Squadre Mobili e del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato.

    Il pentito, Agostino Riccardo, ritenuto il braccio destro del capo clan, ha deciso di collaborare subito dopo l’esecuzione della prima misura cautelare, con la quale è stata formulata a suo carico anche l’imputazione provvisoria di associazione per delinquere di stampo mafioso, unitamente ad altri sette esponenti del clan.

    I destinatari della nuova misura restrittiva sono considerati responsabili, a vario titolo, di gravi reati commessi con l’aggravante del metodo mafioso quali lo smercio di cocaina sulle piazze pontine nonché di alcuni gravi episodi di estorsione.

    Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia e le conseguenti indagini di polizia giudiziaria, secondo gli inquirenti, avrebbero fatto emergere modalità estremamente significative sotto il profilo criminale, utilizzate dal clan Di Silvio per l’acquisizione violenta di consistenti partite di cocaina da altri gruppi criminali senza corrisponderne il prezzo. Lo stupefacente – riferiscono gli investigatori – una volta acquisito, veniva distribuito tra i componenti del clan per essere piazzato sul mercato locale, senza alcuna possibilità di ritorsioni da parte dei trafficanti espropriati, a testimonianza della forza mafiosa esercitata dai Di Silvio sul proprio territorio.

    Nella misura eseguita oggi, vengono, inoltre, contestate alcune estorsioni commesse con modalità particolarmente pesanti e con le aggravanti di aver agito in più persone, sotto la minaccia delle armi, da parte di soggetti appartenenti ad un’associazione per delinquere di cui all’art. 416 bis e con l’utilizzo del relativo metodo mafioso.

    Si tratta, in un primo caso, di considerevoli somme di denaro estorte ad un avvocato di Latina, al quale è stata garantita protezione dietro la falsa prospettazione di essere gravemente esposto alla vendetta di esponenti della camorra napoletana per fatti inerenti la propria attività professionale.

    Il legale, infatti, sarebbe stato costretto a sborsare svariate migliaia di euro a favore del clan, in diverse tranche, nonostante avesse dimostrato di essere stato lui a subire condotte minacciose ed estorsive da parte di un soggetto di cui aveva assistito legalmente una congiunta.

    Un’altra estorsione contestata nel provvedimento si è, invece, concretizzata in una pluralità di pesanti richieste economiche rivolte ad un importante imprenditore florovivaistico del territorio, terrorizzato dagli esponenti del clan Di Silvio e costretto a consegnare, a più riprese, rilevanti somme di denaro, a seguito delle continue visite di alcuni degli indagati, nonostante questi avesse tentato di farsi proteggere da un sorvegliato speciale amico del capo clan.