Furti “professional” nelle ville di Latina, presa la banda di cui faceva parte il ladro ucciso in via Palermo

San Valentino
Il tavolo della conferenza stampa

Associazione per delinquere finalizzata alla commissione di furti in abitazione e di porto abusivo di armi. E’ questa l’accusa mossa alle dieci persone arrestate oggi in forza a misure cautelari emesse dal Gip Giorgia Castriota, del Tribunale di Latina, su richiesta del sostituto procuratore Simona Gentile. Le misure, nove in carcere e una ai domiciliari, sono state eseguite dal personale della Squadra Mobile di Latina, che ha svolto le indagini avviate nell’autunno del 2017, in collaborazione con i colleghi del parallelo ufficio di Napoli.

L’operazione di polizia giudiziaria odierna, denominata “San Valentino”, vista la coincidenza della ricorrenza della festività del 14 febbraio, è il frutto di un’intensa attività investigativa che, come ha sottolineato il questore di Latina Carmine Belfiore, nella conferenza stampa indetta per illustrarne i dettagli, “ha tolto dal mercato del crimine un’agguerrita banda”.

Un centinaio i furti attribuiti alla cricca: 34 a Latina e in provincia, 22 a Roma e nell’hinterland della capitale, cinque in Ciociaria e gli altri in Campania, nelle Marche e in Abruzzo.

I nomi degli indagati finiti in carcere rimandano al fatto di cronaca avvenuto in via Palermo a Latina, il 15 ottobre 2017, quando uno dei ladri in azione fu ucciso dal figlio del proprietario dell’abitazione in cui stava avvenendo il furto. Ma, come è stato spiegato oggi in conferenza stampa dal procuratore aggiunto Carmine Lasperanza, la pista di una banda ben strutturata e organizzata operante a Latina e in provincia era già battura dagli investigatori della Squadra Mobile.

“Il furto in abitazione è un reato che colpisce tutti i cittadini – ha commentato il dottor Lasperanza -e da questo reato possono derivarne altri, come ad esempio il furto delle armi e la messa in circolazione delle stesse. Un furto in abitazione non è mai un caso isolato. I furti sono l’obiettivo di bande che si organizzano e che agiscono ‘professionalmente’”. Ed è per queste ragioni che la Procura di Latina ha voluto “investire” sulle indagini affidate alla Polizia di Stato. “I miei complimenti alla Questura di Latina, alla Squadra Mobile e a tutto il personale che ha seguito la pista individuata prima, contestualmente al delitto di via Palermo e dopo, che ha reso possibile l’operazione di oggi con un’indagine che non è seconda a nessun’altra”. Ai complimenti del procuratore aggiunto sono seguiti i ringraziamenti del questore a Lasperanza e alla Procura per il supporto alle investigazioni.

I destinatari della misura cautelare in carcere sono:

RIZZO Giuseppe, nato a Napoli il 14.01.1968;

QUINDICI Salvatore, nato a Napoli il 03.02.1974;

BELLOBUONO Antonio, nato a Napoli il 09.08.1983;

AUTORE Maria Rosaria, nata a Napoli il 18.10.1961;

PEPE Salvatore, nato a Napoli il 16.06.1972;

MEROLLA Salvatore, nato a Napoli il 06.08.1979;

MIRRA Davide, nato a Napoli il 16.04.1986;

CAIAZZA Pasquale, nato a Napoli il 26.07.1994;

IANNUZZELLI Adele, nata a Napoli il 20.09-1973.

Destinatario della misura ai domiciliari: CIGLIANO Antonio, nato a Napoli il 24.08.1959.

In base alle indagini svolte Salvatore Pepe avrebbe avuto un ruolo apicale nell’organizzazione che agiva solitamente suddividendosi in due batterie, sempre composte da una delle due donne indagate con un preciso ruolo, ovvero quello di presentarsi bene vestita per non destare sospetto presso l’abitazione presa di mira per assicurarsi, tramite citofonata, che fosse effettivamente vuota.

Tutti di Napoli, rione Traiano, gli indagati – come ricostruito dagli inquirenti – sarebbero entrati in azione nei fine settimana raggiungendo Latina, ma anche le altre località Laziali e delle altre regioni, con auto di proprietà di famigliari e conoscenti o prese a noleggio da un’azienda locale. In alcuni casi i componenti la cricca avrebbero anche soggiornato in strutture ricettiva nella zona della meta prefissata, come emerso anche nelle indagini relative al caso di via Palermo a Latina. Una volta raggiunta la destinazione “fiutavano” la festa di turno. Un matrimonio, una comunione, un evento al teatro. Ecco, attorno a questi locali la loro attenzione si focalizzava sulle auto, le più lussuose, e attraverso il numero di targa, collegandosi con la rete telematica Aci/Pra, utilizzando una carta postepay, riuscivano ad acquisire l’indirizzo della residenza del proprietario. Dunque la “visita” nella casa di chi stava da tutt’altra parte. Ma prima di entrare la citofonata da parte dell’insospettabile complice di turno, per assicurarsi che in casa non vi fosse effettivamente nessuno.

Il modus operandi, del tutto inedito, fu ricostruito dagli inquirenti a seguito del sequestro di due telefoni cellulati e di una carta postepay avvenuto in occasione delle indagini relative all’uccisione in via Palermo di Domenico Bardi e al ferimento di Salvatore Quindici.

Le indagini hanno consentito agli investigatori della Squadra Mobile di identificare tutti i componenti del gruppo, che si è rivelato più esteso rispetto al numero dei ladri che parteciparono al furto di via Palermo. Oggi in conferenza stampa è stato segnalato che nel corso delle indagini sono stati accertati furti di una dozzina di armi, tra fucili e pistole, probabilmente immesse nel mercato delle armi clandestine. Recuperato un chilo e mezzo di oro trovato nascosto al posto dell’airbag dell’auto condotta da Rizzo di ritorno da una “trasferta” nelle Marche.

Di seguito la video-intervista al procuratore aggiunto Carlo Lasperanza e al dirigente della Squadra Mobile Carmine Mosca. A seguire il video che ritrae alcuni componenti della banca in azione a Latina, ripresi mentre effettuano la ricarica della postepay al tabacchi di Borgo Piave e mentre commettono un furto nella zona residenziale attorno a via Palermo. Infine le foto della conferenza stampa.

Qui le slide della Polizia sull’operazione San Valentino

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