Guerra tra avvocati, contro il nuovo consiglio dell’Ordine 3 associazioni portano il caso al Cnf

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La guerra tra gli avvocati di Latina interessati a restare o ad entrare nel consiglio dell’Ordine del capoluogo pontino continua.

Il Tar ha dichiarato ineleggibili 5 consiglieri, tra cui l’ex presidente Lauretti, e disposto che siano sostituiti dai primi 5 non eletti alle scorse elezioni. Nello stesso tempo ha annullato anche la nomina del commissario straordinario Giacomo Mignano.

I consiglieri uscenti e altri 6 che si erano dimessi successivamente invece non demordono e hanno sensibilizzato il Consiglio nazionale forense sul “caso Latina” sulla necessità di porre rimedio al disorientamento causato da quella che definiscono un’“autoproclamazione”.

Le associazioni Avvocatura Unita, Anai – sezione di Latina e Il Movimento Forense – sezione di Latina hanno spiegato che c’è stata una “adesione significativa del Foro alla petizione spontanea, finalizzata a sensibilizzare il Cnf”.

“Al di là dei profili di legittimità dei presunti atti adottati – hanno scritto in una nota – per mezzo della compiuta ‘autoproclamazione’ il ricostituito Coa risulta infatti composto in larga maggioranza da Colleghi risultati non eletti a seguito delle ultime elezioni, con conseguente ed evidente scarsa rappresentatività: è infatti difficilmente sostenibile che un Foro importante, quale è quello di Latina, possa essere rappresentato, quasi nella sua totalità, da colleghi che hanno raccolto un esiguo consenso elettorale.

Ai Colleghi “autoproclamati” è opportuno chiedere un gesto di responsabilità al fine di chiudere definitivamente ogni forma di contenzioso ed avviare un sano confronto sui problemi che investono, in questo delicato momento storico, il Foro e la professione, nonché per consentire agli iscritti di esercitare il diritto di scegliere chi debba rappresentarli, nel rispetto della democrazia e delle sue regole fondamentali.

A latere di tali considerazioni di natura politica, va poi ribadito che lo scorrimento automatico di n. 5 posti invocato dai “nuovi Consiglieri”, che avrebbe a loro dire consentito di indire la prima “adunanza consiliare” per il tramite del ‘consigliere anziano’ subentrato, non è previsto dall’ordinamento professionale forense. La normativa elettorale dispone infatti che ogni scorrimento venga deliberato dal Coa, che tuttavia, essendosi nella specie dimessi 13 consiglieri su 15, non aveva il quorum né per riunirsi né per deliberare alcunché.

E’ inoltre irragionevole e distante dalla normativa vigente l’affermazione dei ‘nuovi Consiglieri’, secondo cui il Consiglio nazionale forense, sarebbe privo di competenza. Al CNF è stato infatti demandato di dare esecuzione alla sentenza del Tar, che non è ‘autoesecutiva’. D’altra parte, come si ripete, era doveroso rappresentare al Cnf che la maggioranza dei Consiglieri (13 su 15, e comunque 8 su 15, anche non tenendosi conto dei 5 ineleggibili) si è dimessa: la normativa prevede infatti che, qualora non via sia il quorum, il Ministero della Giustizia dispone il commissariamento del Coa, finalizzato alle nuove elezioni, proprio su proposta del Cnf”.

Commissariamento, che è bene ricordare, il Tar ha già annullato. Insomma una parte dell’avvocatura non riconosce il nuovo consiglio dell’Ordine e, intanto, i consiglieri legittimati dal Tar non riescono nemmeno a prendere possesso della sede dell’Ordine, che si trova all’interno del Tribunale, chiusa ormai da due settimane per un sospetto caso Covid non meglio specificato, senza che venga effettuata alcuna sanificazione.