“Il Bar”? Non solo commercio ma luogo di incontro. Una piccola “piazza al coperto”.

Non è soltanto una questione commerciale, ma un tema che riguarda la qualità della vita, la socialità e il futuro dei nostri territori. Servono una visione condivisa, interventi concreti e una politica capace di sostenere chi investe e crea comunità.

di Ivan Simeone

i.simeone@virgilio.it 

I dati statistici non fanno che “certificare” quella che è una tangibile percezione di noi cittadini ed operatori. Il “Bar” nell’accezione classica sta vivendo una profonda trasformazione. Secondo i dati curati dall’Ufficio Studi della Confesercenti nazionale, nella provincia di Latina dal 2019 al 2025 le attività commerciali del settore hanno registrato una diminuzione del 10,4%. 

Nel Comune di Latina le attività il saldo negativo tra il 2019 e il 2025 è stato del -12,8%. Il “bar” si sta trasformando e necessariamente deve ampliare la propria tradizionale offerta guardando anche alla piccola somministrazione diventando sempre di più un punto di ritrovo e di socializzazione. Il “Bar” è sempre più una “piccola piazza al coperto”. Se vediamo i dati regionali i numeri non sono certamente positivi. Volendo “comparare” i dati con i nostri vicini del Comune di Frosinone, hanno registrato una perdita del -12,6% anche se i dati complessivamente erano più contenuti: dalle 174 attività presenti nella Città Capoluogo di Frosinone nel 2019 alle 152 del 2025.

Nel Lazio, nel periodo osservato, si è registrata una perdita complessiva di oltre 2.000 attività con una perdita economica stimata in ben -880 mln di euro.

La progressiva diminuzione dei bar in provincia di Latina rappresenta un fenomeno che merita attenzione e una riflessione seria da parte delle istituzioni e della politica locale. 

Più volte si sta evidenziando che dietro alla chiusura di una attività commerciale viene a mancare un punto di riferimento sociale oltre che economico di un quartiere, di una strada. Il “Bar” tradizionalmente è luogo di relazioni e di socialità. Presidi di prossimità!

I problemi del settore non sono pochi: affitti troppo esosi, una pressione fiscale anche locale, costi di energia troppo alti…dinanzi a queste realtà, la politica locale può certamente intervenire quantomeno per “contenere” il problema. Alcuni Comuni sono attenti e virtuosi, altri si lasciano travolgere dagli eventi. Bisogna avviare un vero “piano provinciale e locale per la vitalità commerciale”. 

Piano del commercio anche solamente limitato ai centri storici o a particolari aree comunali, un censimento delle attività chiuse e delle zone cittadine maggiormente a rischio di desertificazione commerciale, interventi che possano sostenere le attività commerciali virtuose, incentivi per recuperare i locali sfitti come sostenere le “nuove attività” gestire da giovani imprenditori…molto si potrebbe fare.

La provincia di Latina possiede risorse importanti: una rete di comuni con identità differenti, centri storici da valorizzare, borghi, aree costiere e comunità che conservano un forte legame con il proprio territorio. Proteggere il commercio di prossimità significa anche investire su queste risorse, rendendo i luoghi in cui viviamo più accoglienti, dinamici e capaci di offrire opportunità. Non dimentichiamoci che in questi giorni la Confesercenti sta raccogliendo firme per la proposta di legge popolare a sostegno delle attività commerciali di vicinato, del “negozio sotto casa”.

La diminuzione delle attività commerciali e delle attività di somministrazione in provincia di Latina deve diventare un tema centrale nell’agenda della politica locale. Non possiamo considerare la chiusura di un’attività come un fatto isolato, perché ogni saracinesca che si abbassa può rappresentare una perdita economica, sociale e umana per l’intera comunità.

La provincia di Latina ha bisogno di una politica che sappia guardare al futuro senza dimenticare il valore della quotidianità. E rilanciare il commercio di prossimità come tutte le micro imprese del territorio, a cominciare da quelle del mondo artigiano.