Iniezione al padre morente, le indagini: si attendono gli esami tossicologici

    L'ospedale Santa Maria Goretti di Latina

    L’accusa nei confronti del medico di Aprilia sorpresa ad iniettare una dose di antidolorifico al padre morente è di omicidio volontario. Un atto dovuto dicono dalla Procura di Latina dove si muovono con molta prudenza e attenzione in una vicenda delicata, ancora da chiarire.

    L’attesa è per l’esito degli esami tossicologici, per cui sarà necessario aspettare 60 giorni, che sono stati affidati alla dottoressa Chiara David. Sarà questo che in qualche modo potrà chiarire se qualcosa sia stato iniettato nel paziente di 80 anni ricoverato all’ospedale Goretti di Latina, cosa e se abbia causato la morte dell’uomo.

    Due giorni fa la 40enne, che lavora in una struttura sanitaria di Aprilia, era stata sorpresa nel momento di accesso ai familiari, con una siringa in mano. Qualche ora dopo il padre è morto. Immediatamente era stata chiamata la polizia ed è stato aperto un fascicolo.  L’ipotesi è quella di un’eutanasia sul padre ormai in fin di vita, vietata in Italia.

    La polizia ha sentito diversi testimoni e anche i familiari dell’80enne che soffriva di un brutto male ed era in fase terminale, come ha confermato anche l’autopsia eseguita sabato scorso dalla dottoressa Maria Cristina Setacci. Per questo anche una dose non troppo forte di antidolorifico, che è un farmaco sedativo del sistema nervoso centrale, può portare alla morte.

    Per il momento la 40enne è stata soltanto denunciata. Naturalmente se gli esami dovessero confermare l’ipotesi accusatoria anche la misura cautelare nei suoi confronti potrebbe cambiare.