Una fitta sequenza di documenti contabili e di prelievi ritenuti anomali. Viene descritto così in aula il crollo della cooperativa Karibu. A raccontarlo il commissario liquidatore Francesco Cappello, ascoltato nel processo sul presunto scandalo legato al sistema dell’accoglienza. Nel corso della sua deposizione, rispondendo alle domande del Pm Giuseppe Miliano, ha ricostruito i flussi finanziari che ruotavano attorno al mondo delle cooperative, soffermandosi anche sul ruolo attribuito a Liliane Murekatete, ritenuta operativa nella gestione.
Secondo quanto riferito, le movimentazioni di denaro sarebbero risultate difficili da collegare alle attività sociali. Il passaggio più significativo riguarda l’uso delle carte della cooperativa per spese effettuate in diverse città, da Dubai a Doha, passando per Bruxelles, Amalfi e Roma, spesso descritte come riconducibili a contesti di lusso.
Il commissario ha parlato di “spese anomale” come elemento ricorrente, ricordando inoltre debiti verso i dipendenti per circa 700 mila euro. A suo dire, la cooperativa sarebbe stata progressivamente svuotata, con amministratori che avrebbero aggravato il dissesto senza far emergere lo stato passivo né adottare misure per contenere le perdite fino al 2023.
Nel dettaglio sono stati citati diversi esempi di uscite: un soggiorno in una struttura alberghiera di alta categoria ad Amalfi, conti in ristoranti, acquisti all’estero e spese personali che, sempre secondo il liquidatore, non sarebbero state riconducibili all’attività della cooperativa. Le indagini e il dibattimento proseguono per chiarire la natura di queste operazioni e le eventuali responsabilità.









