La Cassazione conferma l’ergastolo per Cesare Battisti

Confermata la condanna all’ergastolo per Cesare Battisti. Lo ha deciso la Corte di Cassazione che ha dichiarato oggi, 19 novembre, inammissibile il ricorso proposto dall’ex terrorista contro l’ordinanza con cui, il 17 maggio scorso, la Corte di Assise di Appello di Milano aveva negato la commutazione della pena dell’ergastolo in quella di trent’anni di reclusione.

Con il ricorso gli avvocati di Battisti avevano sollevato questioni che riguardavano la persistenza dell’efficacia dell’accordo di commutazione della pena che era stato stipulato tra le autorità italiane e brasiliane, in vista dell’estradizione dal Brasile (Battisti però venne consegnato all’Italia dalla Bolivia), nonché la legittimità della procedura culminata nell’espulsione del condannato dalla Bolivia. La Corte di Cassazione ha quindi ritenuto corretta la decisione della Corte di Assise di Appello milanese.

Il 25 marzo scorso il terrorista dei Proletari armati per il comunismo ha confessato i crimini di cui si è macchiato in Italia. Dopo 40 anni di latitanza, il 64enne, nato a Cisterna e cresciuto a Sermoneta, ha ammesso i crimini contestati al pubblico ministero di Milano Alberto Nobili durante l’interrogatorio.

Battisti è stato condannato per l’omicidio del maresciallo degli agenti di custodia, Antonio Santoro, ucciso a Udine il 6 giugno 1978, quello del gioielliere Pierluigi Torregiani e del commerciante Lino Sabbadin, che militava nel Msi, uccisi entrambi da gruppi dei Pac il 16 febbraio 1979, il primo a Milano e il secondo a Mestre; e quello dell’agente della Digos Andrea Campagna, assassinato a Milano il 19 aprile 1978.

Le sue dichiarazioni sono state lunghe e lo scrittore ha spiegato anche altri aspetti. “Nel suo interrogatorio – ha aggiunto il pm Nobili –  Battisti ha detto di non avere goduto di nessuna copertura occulta durante la sua latitanza e si è avvalso della sue dichiarazioni di innocenza per ottenere appoggi dall’estrema sinistra in Francia, Messico e Brasile, e dallo stesso Lula”. Aveva quindi specificato di non aver commesso nessun reato durante la latitanza, impegnandosi nella sua attività di scrittore e traduttore.

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