La morte di Gianmarco Pozzi a Ponza un nuovo possibile scenario

Il caso della morte di Gianmarco Pozzi, detto “Gimmy”, avvenuta a Ponza il 9 agosto 2020, potrebbe essere a una svolta. Nelle ultime ore, infatti, i consulenti hanno individuato un elemento ritenuto decisivo: una telefonata partita dal cellulare della vittima pochi minuti dopo il decesso.

Alle 11:21 del 9 agosto, dal telefono di Pozzi è stato chiamato un amico con cui condivideva la stanza. Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Fabrizio Gallo, a effettuare quella chiamata non sarebbe stato Gimmy, ma il suo assassino.

La Procura della Repubblica di Cassino continua a orientarsi verso l’ipotesi del suicidio, mentre i familiari della vittima si oppongono da anni a questa ricostruzione, chiedendo che venga fatta piena luce sulla vicenda. La prossima udienza è fissata per il 3 luglio davanti al tribunale di Cassino.

Pozzi, 28 anni, campione di kickboxing e buttafuori, fu trovato morto in un’intercapedine tra due muri sull’isola di Ponza. Per gli inquirenti, a lungo, le ipotesi principali sono state quelle di una caduta accidentale o di un gesto volontario, forse in uno stato di alterazione.

Una nuova consulenza tecnica depositata dalla difesa mette però in discussione questa versione. Al centro, la cosiddetta “telefonata fantasma”: per i legali della famiglia, a utilizzare il telefono sarebbe stato qualcuno diverso dalla vittima, forse nel tentativo di depistare le indagini.

I primi accertamenti avevano parlato di una morte riconducibile a un delirio da sostanze stupefacenti. Tuttavia, le condizioni del corpo hanno sempre sollevato dubbi tra i familiari: fratture multiple, ferite profonde al volto, denti rotti e lesioni ritenute compatibili con un violento pestaggio.

La famiglia Pozzi non ha mai accettato l’ipotesi dell’archiviazione e continua a opporsi a ogni tentativo di chiudere il caso come incidente. Intanto, elementi come l’analisi di una carriola rinvenuta vicino al luogo del ritrovamento e gli accertamenti sui tabulati telefonici e sulle celle agganciate dallo smartphone continuano ad alimentare la richiesta di verità e giustizia.