Latina, Volpe: “Traguardo bellissimo, ma non abbiamo fatto ancora niente”

Tredici anni dopo, il Latina torna a giocarsi una finale. La vittoria per 2-1 sul Renate spalanca ai nerazzurri le porte dell’ultimo atto di Coppa Italia Serie C e consegna alla squadra di Gennaro Volpe una serata destinata a restare nella storia recente del club. Al termine della gara, il tecnico nerazzurro preferisce parlare di gruppo, sacrificio e identità, più che di singoli.

«Sarebbe troppo limitante fare i complimenti a un solo giocatore – spiega Volpe – oggi è la vittoria di una squadra, ma soprattutto di un gruppo che sta gettando il cuore oltre l’ostacolo. Non era facile ripresentarsi dopo la partita di Foggia, con così poco tempo per recuperare, su un campo pesante che forse ha agevolato una squadra fisica come il Renate. E invece i ragazzi hanno dimostrato coraggio, fame e forza».

Il traguardo è importante, ma l’allenatore mantiene i piedi ben saldi a terra: «Non voglio entrare troppo nel tecnico-tattico, oggi c’è solo da essere felici per aver raggiunto un obiettivo bellissimo. Sono contento per la società, per i ragazzi e per tutta la gente che ci ha sostenuto».

Sul significato personale di questa cavalcata, Volpe non nasconde l’emozione: «Sono venuto qui per rimettermi in gioco, con tanta voglia e tanta fame, dopo un’esperienza non felice. Non mi aspettavo tutto questo così presto, ma sono davvero felice di allenare un gruppo che mi segue, che lavora con una cultura del lavoro straordinaria».

Il Francioni, ancora una volta decisivo, diventa un punto fermo del percorso nerazzurro: «L’ho ribadito anche ai ragazzi: il nostro cammino deve passare dal Francioni. Qui siamo in casa nostra e dobbiamo comandare noi. I numeri ci danno ragione, ma non abbiamo ancora fatto niente: la strada è lunga».

Dal punto di vista tattico, Volpe analizza una gara dai due volti: «Nel primo tempo abbiamo provato a fare la partita, con soluzioni diverse e un doppio play. Siamo stati però poco verticali e abbiamo allentato un po’ la pressione, cosa che non mi è piaciuta. Nel secondo tempo, con i cambi, la nostra versione è cambiata».

Fondamentale l’impatto di chi è subentrato: «Io alleno tutti, non solo chi parte titolare. Chi entra deve determinare e in questa gestione i cambi stanno incidendo spesso. È merito di un gruppo che si sente coinvolto».

Fasan, uscito affaticato, non preoccupa: «Ha giocato tanto, su campi pesanti e in partite ravvicinate. È solo un affaticamento». Parole di stima anche per Riccardi e D’Angelo: «Riccardi e Fasan danno imprevedibilità e qualità. D’Angelo è un giocatore esperto, va recuperato fisicamente ma sul piano del temperamento c’è».

Infine, un messaggio alla città: «Spero che il pubblico e la città si riavvicinino sempre di più allo stadio. Oggi si respirava un’atmosfera diversa, che ci ha trascinato nel momento di difficoltà. Questa partita l’abbiamo vinta col cuore e, nell’arco delle due gare, credo che il Latina abbia meritato la finale».

La notte è tutta da vivere. Da domani si tornerà a pensare al campionato, ma intanto Latina può festeggiare: la storia, al Francioni, è stata riscritta.