Olio contraffatto, Codici ammessa come parte civile nel processo

Un carico di olio presentato come extravergine d’oliva, ma in realtà di qualità inferiore, destinato ai mercati asiatici. È da questa vicenda, scoperta e fermata nel Lazio, che prende le mosse il procedimento penale nel quale l’associazione Codici è stata ufficialmente ammessa come parte civile dal Tribunale di Latina.

L’inchiesta risale al maggio del 2023 e nasce da un’attività di controllo svolta dall’Ufficio delle Dogane di Gaeta – Sezione operativa territoriale di Aprilia, impegnato nel contrasto alle frodi alimentari. Gli accertamenti hanno riguardato una partita di olio confezionato in bottiglie da un litro, per un valore complessivo superiore ai 60mila euro, pronta per l’esportazione verso un Paese asiatico.

Le analisi condotte dal Laboratorio Chimico di Roma dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, con il supporto di altri enti accreditati, hanno però svelato la reale natura del prodotto: non si trattava di olio extravergine d’oliva, come indicato in etichetta, ma di semplice olio di oliva vergine. Per questo il legale rappresentante della società esportatrice è stato denunciato all’autorità giudiziaria con l’accusa di contraffazione.

Nei giorni scorsi è arrivato un passaggio chiave sul piano giudiziario. Il giudice del Tribunale di Latina, dottor La Rosa, ha riconosciuto la legittimazione dell’associazione Codici ad affiancare l’accusa nel processo, accogliendo la richiesta di costituzione di parte civile. Un ruolo che, secondo l’associazione, conferma l’impegno nella tutela dei consumatori e nella lotta alle pratiche commerciali scorrette.

«L’ammissione come parte civile rappresenta un riconoscimento concreto del lavoro svolto contro la contraffazione alimentare», sottolineano da Codici, evidenziando come la frode non abbia solo un impatto economico, ma possa incidere anche sulla sicurezza e sulla salute dei consumatori, ingannati sull’origine e sulla qualità di ciò che acquistano.