Omicidio Dibba a Latina, la Procura chiede l’incidente probatorio

La Procura di Latina ha chiesto ufficialmente al Giudice per le indagini preliminari l’avvio di un incidente probatorio, una mossa chiave per blindare subito le prove ed eseguire esami irripetibili sull’omicidio di Ibrahim Dibba. Si attende ora la decisione del GIP per avviare il confronto formale tra inquirenti, indagati e testimoni prima che il tempo o altri fattori rischino di compromettere le indagini.

Al centro delle novità c’è un dettaglio emerso dalle perquisizioni: un cappellino bianco rinvenuto all’interno della Kia Picanto usata dal commando. Dalle immagini delle telecamere di videosorveglianza, nessuno dei tre indagati attualmente in arresto lo indossava. A chi apparteneva? Gli investigatori della Squadra Mobile sospettano la presenza di una quarta persona coinvolta nell’agguato mortale di via XXIV Maggio.

I riflettori si concentrano in particolare sul giovane algerino finora ascoltato solo come testimone oculare. Era insieme alla vittima al momento degli spari e ha giustificato la sua presenza con l’acquisto di una dose di droga, sostenendo di essersi allontanato un momento solo per rispondere al telefono. La compagna di Dibba lo accusa invece di avergli teso una trappola. L’analisi del cappellino e il confronto tra i due potrebbero chiarire se il giovane fosse a bordo dell’auto e trasformare la sua posizione da testimone a complice.

La necessità di accelerare con l’incidente probatorio risponde a due urgenze concrete: la fuga e le intimidazioni. Sia l’algerino sia la compagna della vittima si trovano in Italia senza permesso di soggiorno e privi di legami stabili a Latina, con il forte rischio che possano far perdere le proprie tracce. Inoltre, entrambi hanno espresso forte timore per la propria incolumità: cristallizzare le loro dichiarazioni davanti al giudice serve a proteggerli e a evitare il rischio di ritrattazioni dovute a minacce o pressioni esterne.