La pasta è l’Italia per eccellenza. Il gruppo La Forza è tradizione pontina. Nasceva così in pieno covid Pasta La Forza. Cucina a vista, pasta di produzione artigianale, servita da giovani con il sorriso stampato in faccia. Quella sfida di Paolo e Giorgio Resini, lanciata a Latina in tempi storici a dir poco ostili, è stata vinta dai diretti interessati, che domani dalle 11 festeggiano con la città l’apertura del nuovo punto Pasta La Forza sulla Statale Pontina, via maestra di collegamento tra il nord e il sud della provincia. Non una ma due inaugurazioni, con l’apertura a fianco per la vendita al dettaglio e produzione propria, del Pastificio Paolo Resini. Il riferimento è il civico 232, nei pressi dell’Hotel Sorrento. Potrebbero parlare addirittura del piano franchising dal 2027, ma per il momento va bene concentrarsi sul proprio territorio, al quale i fratelli Resini sono fortemente legati. “Amiamo la nostra città, quello che ci sentiamo di dare è molto più di un servizio. E’ la possibilità a tutti di festeggiare qualcosa. Siamo popolari”. Il riferimento è alla tradizionale linea fatta di sostenibilità per il cliente, partendo da “mamma osteria”, come Paolo e Giorgio chiamano l’ Osteria da “Giorgione” in via Pastrengo, da cui quasi venti anni fa tutto ebbe inizio. Nel bel mezzo, nasce Pasta La Forza in centro in via Eugenio Di Savoia, poco dopo a fianco ecco l’Unicorneria, fast food di dolci, poops e milkshake (…cacca e vomito dell’unicorno …), che fanno impazzire i bambini. Ed ora il punto Pasta La Forza sulla Pontina, che anche in questo caso non sarà solo, perché avrà a fianco il “Pastificio Paolo Resini”. E’ la veste aziendale di una tradizione di famiglia di pastai, tra modernità e tradizione, approccio partecipativo: “Il nostro progetto mette al centro le competenze delle persone, che possono consentire di emergere all’interno dell’azienda, acquisendo ruoli di sempre maggiore responsabilità. Per questo investiamo molto sulla formazione interna.”
Oggi la realtà è sotto gli occhi di tutti, 30 dipendenti ed un marchio che vuole diventare grande. Ma immaginarla nel lockdown era dura: “Non ci siamo mai fermati, anche quando eravamo costretti a stare chiusi. Il nostro lo abbiamo sempre fatto e puntavamo molto anche sulla nostra nuova scommessa, della pasta di qualità servita in un barattolo, mangiata in scioltezza nel tempo che chiunque ha a disposizione, nel momento in cui ci viene a trovare”. La vision di Paolo, con alle spalle anni di multinazionale e la sapienza tra i fornelli di Giorgio sono la combinazione della formula magica, tra storia e futuro con il futuro che attinge dalla storia, come ebbe a scrivere non troppo tempo fa, l’Anonima Società Carbonari sull’Osteria da Giorgione: “Non è, come di solito succede, il vecchio che si adatta al nuovo, ma è il nuovo che si adatta al vecchio”. Del resto, aggiungiamo noi, non tutti sanno mettere le mani in … pasta.














