Pugno al poliziotto, il sindacato: “Intimidazione del clan ben strutturata”

questura
La Questura di Latina

Un’azione intimidatoria ben strutturata e diretta agli operatori di Polizia“. Così la Federazione sindacale di Polizia, segreteria provinciale di Latina, in merito a quanto accaduto il 13 febbraio scorso attorno al passo carraio della Questura di Latina quando è stato arrestato C.D.R., 26enne appartenente alla famiglia Di Silvio, a seguito dell’aggressione a un poliziotto.

“Il fatto di cronaca lo conosciamo tutti – recita una nota stampa del sindacato -, l’abbiamo letto su tutte le testate giornalistiche dei media locali, ma la nostra preoccupazione è che l’episodio passi come un circoscritto fatto di cronaca e di violenza di un singolo che ‘avrebbe perso la testa’”.

Il segretario generale Roberto Tatarelli sottolinea come il gesto non debba essere considerato, secondo il suo parere e quello del sindacato, frutto di una mera follia ma “un’azione intimidatoria ben strutturata e diretta agli operatori di Polizia”, un messaggio chiaro lanciato dal clan perché nessuno osi mettersi a contrasto, ribellarsi.

“Ed il feedback a tale messaggio – si legge nella nota stampa del sindacato – arriva forte e chiaro, perché mentre per altre notizie di cronaca diffuse sul social media Facebook dalle testate giornalistiche locali i commenti arrivano copiosi e decisi, quando si tratta del clan Di Silvio e parenti o affini, i messaggi di reazione sono decisamente pochi e contenuti, segno tangibile di un timore che è penetrato nel tessuto sociale di questa città, ed è proprio per questo che la reazione del clan è stata quella della sfida aperta ad un episodio di per sé banale”.

“Si trattava – spiega Tatarelli – di un normale controllo di Polizia che avrebbe avuto come eventuale epilogo la contestazione di violazioni al Codice della Strada, ma la reazione è
smisurata proprio perché il fine è quello di far arrivare il messaggio: ‘Neanche la
Polizia si deve permettere di toccarci’”. Così la cittadinanza già sufficientemente
intimorita possa dire ‘se fanno questo a chi dovrebbe tutelarci…’. E’ proprio per questo che auspichiamo una reazione decisa dei vertici istituzionali con il Questore in testa e una punizione esemplare che la magistratura deve irrogare nei confronti di chi non si macchia di una semplice aggressione, ma utilizza un metodo di chiara matrice mafiosa, considerato come si è sviluppata l’intera vicenda”.

“Concludiamo – termina la nota stampa del sindacato – esprimendo la nostra solidarietà nei confronti del collega vittima della vile aggressione, auspicando che l’episodio non rimanga confinato in un ‘episodio come tanti’ perché non lo è, e non accettiamo che nessuno possa riuscire a farlo passare come tale”.