Satnam, la difesa di Lovato: “Un soccorso sarebbe stato inutile”

Nel dibattimento in corso alla Corte d’Assise di Latina contro Antonello Lovato, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale per la morte del bracciante indiano Satnam Singh, il perito della difesa ha ribaltato la tesi dell’accusa. Il professor Costantino Ciallella, medico legale incaricato, ha sostenuto che l’amputazione del braccio non fu la causa primaria del decesso, ma un danno marginale rispetto al politrauma grave.

Durante l’udienza che si è svolta ieri, 3 febbraio, Ciallella ha spiegato che Satnam Singh era già in coma cerebrale all’arrivo dei soccorsi, con lesioni multiple come perforazione del fegato, fratture vertebrali e costali, e trauma toracico. “Un intervento immediato con laccio emostatico sul braccio sarebbe stato inutile, data la compromissione irreversibile del quadro clinico”, ha ribadito il consulente, contestando la perizia del PM Cristina Setacci che invocava cure tempestive per un possibile salvataggio. Il trasporto di Singh sul furgone di Lovato dal campo a via Genova è stato definito “neutro”, senza aggravare le condizioni.

Tensione palpabile tra avvocati: Mario Antinucci e Stefano Perotti (difesa) contro Gianni Lauretti (parte civile per la moglie Soni) su una foto delle macchie di sangue, con la presidente Mario La Rosa a mediare. Ricostruendo l’incidente del 17 giugno 2024 in Agro Pontino, medici del San Camillo di Roma hanno descritto Singh intubato all’arrivo in eliambulanza, con perdita di due litri di sangue e stato incompatibile con la vita. Il chirurgo intervenuto puntò a fermare l’emorragia, ma le ferite interne erano decisive.

Il nodo resta: un soccorso immediato avrebbe cambiato l’esito? La difesa insiste sul no, mentre PM Marina Marra e civili spingono sul sì. Il procedimento, iniziato ad aprile 2025 e “blindato”, volge al rush finale con sentenza attesa entro l’estate. Lovato, titolare di cooperativa con il padre Renzo (implicato in filone caporalato), resta in carcere dal luglio 2024.