Scritte antisemite a Pomezia, Carlo Medici: “Gesto miserabile”

In questi giorni alcune scritte antisemite sono comparse sui muri di Pomezia. Segnali che non possono essere taciuti, né tanto meno minimizzati. Sulla vicenda è intervenuto anche il presidente della Provincia di Latina, Carlo Medici, con una lettera di solidarietà al sindaco di Pomezia, ma anche ai cittadini e soprattutto ai giovani, e per conoscenza “alla mano stolta che ha offeso l’umanità”. La missiva è firmata da tutti i sindaci della provincia pontina per stigmatizzare il terribile gesto.

Uno scritto accorato, inequivocabile, rivolto in particolar modo ai ragazzi e agli educatori, che siano insegnanti o genitori, perché i messaggi erano proprio davanti le scuole.

“Porgo a nome di tutta la Provincia di Latina e dei sindaci dei suoi 33 Comuni la nostra vicinanza per l’ignobile manifestazione di odio e violenza di cui la comunità pometina è rimasta quest’oggi vittima. Riteniamo una vergogna le scritte razziste ed antisemite vergate sui muri delle scuole di Pomezia, segnale gravissimo di intolleranza e provocazione proprio nei giorni in cui ricordiamo la Shoah e che senza condizioni e remore condanniamo e che riteniamo un gesto miserabile, un atto di barbarie, una vergogna per noi tutti.

Resta tuttavia un altro campanello di allarme, che si unisce ai tanti che hanno in questi giorni macchiato l’Italia tutta, di un clima di odio e di intolleranza che cresce, che infetta virulento e che vuole penetrare nel mondo giovanile attraverso i luoghi che gli sono propri, nelle aule di scuola dove noi proviamo uniti a coltivare il nostro futuro nella speranza che la conoscenza, la memoria, il ricordo di una delle pagine più brutte della nostra storia, forgi quelle coscienze letali ad ogni forma di odio razziale e di violenza.

Non c’è spazio per chi è contro l’umanità! Non c’è futuro senza memoria, senza il nostro consapevole passaggio di testimone alle nuove generazioni del mondo che è stato, nei suoi splendori e nelle sue tragedie. Il rischio dell’amnesia, la banalizzazione della violenza, la negazione dei grandi numeri che hanno segnato indelebilmente la storia, devono servire oggi a ricordare per non ripetere l’orrore che fu.

Il tempo può rendere il tutto opaco, sfilacciare la riflessione: l’antisemitismo, come tutte le forme razziste e totalitarie, ha permeato la civiltà occidentale e a periodi riemerge in forme sempre diverse, ma comuni negli istinti e negli effetti. Per questo senza infingimenti e a viso aperto dobbiamo combattere l’ignoranza che muove la mano che sfregia il ricordo, il sentimento e l’umanità stessa. L’odio antisemita è una ferita storica della cultura europea e mondiale, della sub-cultura che fonda nella razza, nel mito del “sangue e terra”, la ragione di una violenza senza limiti, del disprezzo indicibile, che fa vergogna di chiamarsi umani.

Ma è della nostra civiltà lo scontro continuo tra violenza e pace, l’incontro e lo scontro continuo tra popoli e differenze. La nostra civiltà è sempre ad un bivio. La convivenza e la tolleranza sono da conquistare ogni giorno ma sta a noi rappresentanti delle istituzioni, a noi cittadini, a noi genitori, a noi uomini e donne, continuare a tenere vivo il ricordo, la memoria che è mezzo per un ritorno ai valori della nostra civiltà, quando essa sa usare parole di pace, di tolleranza, di rispetto reciproco, di comune sentire il destino del mondo.

Questo dovremmo fare noi: ricordare! “Questo è stato” il monito di Primo Levi: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia”. Meditiamo, perché questo non succeda mai più!”