Sfruttamento del lavoro nei campi: agli arresti domiciliari due fratelli di Terracina

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Due fratelli di Terracina, titolari dell’azienda Agricola 2006 operante a Borgo Hermada, da ieri pomeriggio si trovano agli arresti domiciliari per sfruttamento del lavoro. Si tratta di Francesco e Antonio Ferraioli, di 43 e e 46 anni. A notificare loro l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Piepaolo Bortone su richiesta del sostituto procuratore Giuseppe Miliano sono stati gli agenti del commissariato di Polizia di Terracina, diretto dal vice questore aggiunto Roberto Graziosi, che hanno svolto le indagini che hanno portato al medesimo provvedimento del Gip. I due fratelli, imprenditori agricoli, sono ritenuti responsabili di avere alle proprie dipendenze lavoratori stranieri, sia regolari che irregolari, struttati e malpagati e costretti ad operare senza le prescritte condizioni di sicurezza nei campi e nelle serre.

L’operazione di polizia giudiziaria effettuata ieri pomeriggio è il risultato del monitoraggio avviato a maggio scorso nell’ambito del progetto “Empact Thb” contro il traffico di esseri umani finalizzato allo sfruttamento del lavoro, coordinato dal Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e rispondente alle direttive europee. All’attività informativa, alla quale hanno preso parte anche i carabinieri dell’Ispettorato del Lavoro e i funzionari dell’Inps, è seguita un’attività investigativa, compiuta dagli agenti della Squadra di Polizia giudiziaria e dell’Ufficio Immigrazione del commissariato di Terracina con il supporto degli operatori della Scientifica, che nel caso specifico ha portato ad accertare che presso l’azienda dei due fratelli operavano sette stranieri, tutti di nazionalità indiana. Al momento del blitz della Polizia di Stato presso l’azienda, sarebbero però fuggiti in tre. Tra i quattro presenti, uno sarebbe risultato irregolare. Lo stesso che avrebbe consentito con la propria testimonianza di acquisire ulteriori elementi agli investigatori nell’attività in corso volta a contrastare i fenomeni di caporalato e sfruttamento del lavoro. All’indiano irregolare, fino a quel momento un fantasma, è stato concesso, come previsto dalla normativa, un permesso di soggiorno per motivi di giustizia.

I dettagli dell’operazione sono stati illustrati questa mattina nell’ambito di una conferenza stampa che si è tenuta in Questura a Latina, alla presenza di Graziosi, dell’ispettore capo Emanuele Lanzuisi della Polizia giudiziaria e del sostituto commissario Antonio Di Girolamo, dell’Ufficio immigrazione.

In base alle indagini svolte, in piena sinergia tra i diversi uffici del Commissariato di Polizia, i braccianti “regolari” impiegati presso l’azienda dei due fratelli arrestati percepivano 4,5 euro per ogni ora di lavoro, mentre in busta paga sarebbero state conteggiate molte ore in meno rispetto alle 11-12 ore quotidiane di permanenza nei campi e nelle serre, come risulterebbe nei servizi di osservazione e pedinamento svolti dalla Polizia. Secondo gli inquirenti i lavoratori sarebbero stati esposti a pericolo per la salute, la sicurezza o l’incolumità personale viste le condizioni di in cui sarebbero stati costretti a svolgere il lavoro.

Nel corso della conferenza stampa è stato spiegato che negli ultimi mesi, visti i continui controlli della Polizia, gli imprenditori agricoli indagati per caporalato e sfruttamento del lavoro – diversi sono stati gli arresti dall’inizio dell’anno – avrebbero affinato la loro condotta illegale ricorrendo ad un numero minore di irregolari (il rapporto nelle aziende sanzionate sarebbe in media pari al 20% di lavoratori irregolari e l’80% di regolari) e cerando il più possibile di mantenere i “fantasmi” alle loro dipendenze per periodi molto brevi, rimpiazzandoli di volta in volta con nuove braccia.

Nel caso dell’azienda Agricola 2006 gli inquirenti non avrebbero riscontrato alcuna attività di mediazione tra il lavoro e il reperimento della manodopera. Sarebbero stati gli stessi braccianti regolari, con un passa parola, a portare connazionali in azienda nei periodi di maggiore necessità. “In questo modo i cittadini irregolari lavoravano sempre, anche se costretti a cambiare spesso la loro sede di lavoro”, ha detto il vice questore aggiunto Graziosi.

Emanuele Lanzuisi, Roberto Graziosi e Antonio Di Girolamo

 

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