Sfruttamento migranti, reati prescritti nel processo alla cooperativa

furti in villa

Tutti prescritti i reati contestati nel processo sullo sfruttamento dei migranti ospitati a Sezze e Roccagorga. I fatti risalgono al 2011 e sono trascorsi i 7 anni e mezzo entro i quali deve, per legge, essere emessa una sentenza.

Nel luglio di quell’anno molti residenti di Roccagorga notarono persone di colore in condizioni poco dignitose. I carabinieri verificarono che si trattava di richiedenti di asilo ospitati in paese. Secondo le accuse la cooperativa avrebbe destinato agli immigrati soltanto 2 euro e 50 centesimi al giorno, dando loro da mangiare soltanto un piatto di riso, e non avendo provveduto nemmeno a consegnare vestiti puliti. In un appartamento che poteva contenere 10 persone, erano stati trovati 46 profughi alcuni di loro senza neanche un letto a disposizione.

La Procura dispose che molti di loro fossero spostati in un hotel sull’Appia. Poi furono ridistribuiti in altri immobili della stessa cooperativa.

Il collegio difensivo composto dagli avvocati Orlando Mariani, Francesca Apponi, Gianmarco Conca, Giovanni Lauretti, Giulio Mastrobattista, Alessandro Paletta e Riccardo Olivo, hanno tentato di scardinare le accuse, ma non ce ne sarà più bisogno, complice anche il susseguirsi di diversi giudici al tribunale di Latina. Il cambio dei magistrati ha costretto ogni volta a ricominciare il procedimento e, dopo 8 anni, si stavano ancora ascoltando i testimoni, molti dei quali erano già stati sentiti. Ieri la sentenza di prescrizione.

La difesa aveva sostenuto che i problemi ci sarebbero stati soltanto al momento dell’arrivo dei migranti, perché si sarebbe trattato di una situazione di emergenza. Gli imputati non hanno mai negato problematiche di gestione, ma non si sarebbe trattato – a loro dire – di truffa allo Stato.