Dopo anni di attesa e battaglie legali, arrivano i primi verdetti ufficiali sui ricorsi per i danni da vaccinazione anti-Covid nella provincia di Latina. Al centro della vicenda ci sono due donne che, dopo la somministrazione delle dosi Pfizer e AstraZeneca, hanno riportato gravi patologie cardiache e neurologiche. Per entrambe, la medicina legale ha ora certificato il nesso di causalità: i loro problemi di salute sono direttamente riconducibili al vaccino.
Il riconoscimento rappresenta una svolta fondamentale. Per la donna colpita dopo la dose AstraZeneca è già stato stabilito un indennizzo a vita di circa 850 euro mensili, oltre al pagamento di tutti gli arretrati. Per il caso Pfizer, invece, si attende un ulteriore passaggio tecnico per quantificare con precisione l’entità del danno.
Ad assistere le due donne, l’avvocato Renato Mattarelli, che ha spiegato l’importanza di questi primi responsi:
“Questi accertamenti aprono la strada a importanti risarcimenti. La vaccinazione non è stata esente da rischi e ora si potrà agire contro il Ministero della Salute, l’AIFA e le multinazionali del farmaco.”
Oltre alle conseguenze fisiche, l’inchiesta mette in luce il profondo trauma psicologico subito dai danneggiati. Molte persone si erano sottoposte alla somministrazione solo per rispettare l’obbligo di legge, confidando nelle rassicurazioni istituzionali.
“La consapevolezza – continua l’avvocato – di essere stati danneggiati proprio da chi, come lo Stato, ha garantito la sicurezza della vaccinazione, genera inevitabilmente sfiducia verso l’Amministrazione Sanitaria. Nelle vittime può generarsi un disturbo post-traumatico da stress o un difficile adattamento a uno stile di vita ormai limitato dalle patologie.”
Questi primi pareri medico-legali potrebbero ora innescare un effetto a catena per i numerosi ricorsi ancora pendenti in tribunale.








