Tre estati segnate dalla paura e dal silenzio. Un incubo vissuto da una ragazzina durante le vacanze al mare che si è concluso, almeno sul piano giudiziario, con una condanna in primo grado a sette anni di reclusione per l’ex compagno della zia, ritenuto responsabile di violenza sessuale aggravata nei confronti della minore.
La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Latina al termine di un processo che ha ricostruito una serie di episodi avvenuti tra il 2020 e il 2023. Secondo l’accusa, l’uomo, 62 anni, avrebbe approfittato del rapporto di fiducia instaurato con la famiglia per molestare la bambina durante le vacanze estive trascorse sul litorale pontino.
Gli episodi contestati sarebbero stati diversi. Alcuni si sarebbero verificati nell’abitazione presa in affitto per il soggiorno estivo, altri sulla spiaggia. Tra quelli ricostruiti nel corso delle indagini, uno avrebbe avuto luogo mentre la bambina faceva il bagno in mare insieme all’uomo, circondata da altri bagnanti che non si sarebbero accorti di quanto stava accadendo.
La giovane vittima, oggi quattordicenne, ha raccontato i fatti nel corso di un incidente probatorio svolto con le modalità previste per la tutela dei minori. La sua deposizione è stata ritenuta coerente, dettagliata e credibile, contribuendo in maniera decisiva alla ricostruzione dell’accaduto.
Per molto tempo, però, la ragazza non era riuscita a confidarsi con nessuno. Dopo l’ultimo episodio trascorse oltre un anno prima che trovasse il coraggio di rompere il silenzio. La prima confidenza fu fatta a un’amica; successivamente, durante un percorso di sostegno psicologico intrapreso perché i genitori avevano notato un profondo cambiamento nel suo comportamento, decise di raccontare tutto anche alla psicologa. Solo in un secondo momento riuscì a parlare con la famiglia, dando così avvio alla denuncia.
L’inchiesta della Procura di Latina ha portato il caso davanti al collegio penale. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a dieci anni di carcere, ritenendo particolarmente grave la reiterazione delle condotte contestate e la giovane età della vittima.
Al termine della camera di consiglio, i giudici hanno condannato l’imputato a sette anni di reclusione. La sentenza prevede inoltre l’interdizione perpetua da qualsiasi ufficio o attività che comporti rapporti con minori e il risarcimento dei danni in favore della vittima e dei suoi familiari, costituitisi parte civile nel procedimento.









