Terracina, troppi affari nel Tempio per archiviare l’inchiesta. Marzullo si oppone all’istanza del Pm

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Il Tempio di Giove

Potrebbe concludersi con un nulla di fatto l’inchiesta della Procura della Repubblica avviata per abuso d’ufficio e inadempimento di contratto di pubblica fornitura relativamente alla società Munus che a Terracina gestisce i servizi turistici e culturali dell’area archeologica del Tempio di Giove. Potrebbe. Meglio usare il condizionale: Vittorio Marzullo, ex consigliere Sel e oggi libero battitore dopo il divorzio con il partito di Vendola, ha caricato le armi facendo esplodere i primi ordigni. E’ notizia di qualche settimana fa che l’inchiesta della magistratura su questo campo minato era stata aperta grazie a un suo esposto e che la richiesta di archiviazione del Pm in ordine ai reati penali aveva lasciato il passo al nulla osta, dello stesso sostituto procuratore titolare delle indagini affidate alla Guardia di Finanza, all’inoltro di tutta la documentazione alla Corte dei Conti. Ebbene, Marzullo, che ha annunciato di volersi opporre alla richiesta di archiviazione comunicatagli dal Pm, ha scoperto anche le carte svelando le eccezioni da lui sollevate, sia alla Procura che all’allora  sindaco Nicola Procaccini in più occasioni, riguardo i rapporti tra Comune committente e Munus gestore dell’appalto.

Vittorio Marzullo
Vittorio Marzullo

Bus navetta al Cotri e parcheggi gratuiti, non era previsto

Si va dalla mancata volturazione dell’utenza elettrica, avvenuta tardivamente, il primo marzo 2015, e solo dopo specifico esposto dell’ex consigliere comunale, all’applicazione di tariffe diverse dall’offerta e senza nulla osta dell’amministrazione comunale. Marzullo, inoltre, aveva segnalato alla Procura della Repubblica anche il pagamento di determinate spese da parte del Comune che invece sarebbero stata da attribuire alla Munus. Come se non bastasse, a tutto ciò l’ex esponente di Sel aveva fotografato due situazioni diverse da quanto previsto nel capitolato. “Come parte offesa – spiega nel dettaglio – mi sono opposto alla richiesta di archiviazione, perché il contratto d’appalto tra il Comune di Terracina e la Munus prevede che il Comune ha diritto al 40% degli incassi su tutti i servizi oggetto dell’appalto stesso.   Il contratto d’appalto, all’articolo 1 punto G prevede: gestione area parcheggio e servizio navetta”. Secondo la ricostruzione di Marzullo la Munus avrebbe “sempre pagato il minimo contrattuale perché i suoi introiti non avrebbero mai superato, nella percentuale del 40% i 120.000 euro”.  “Il bus navetta – aggiunge l’ex consigliere – è stato dato in appalto al Cotri con il conseguente doppio risultato negativo per le casse comunali:  il Comune  non incassa il 40% delle entrate dai bus navetta, mentre è obbligato a pagare un contributo per ogni chilometro che percorre il Cotri per tale servizio. Per il parcheggio si trovano poche migliaia di euro incassati solo derivanti dai Bus e non si capisce per quale ragione la Munus ha deciso, contro quanto stabilisce il contratto d’appalto, di non far pagare il parcheggio alle auto. Quindi il danno derivante al Comune in conseguenza di questa scelta della Munus chi lo paga?”

Quei 17mila euro

Prima di concludere sulle ragioni che lo spingono ad opporsi alla richiesta del pubblico ministero, Marzullo si toglie un altro sassolino dalla scarpa: “Nel Consiglio comunale del 30 aprile 2014 – afferma -, in cui si discuteva del bilancio consuntivo del Comune relativo all’anno 2013, sollevai il problema del mancato versamento da parte della Munus, rilevato anche  dalla relazione dei revisori dei conti, di oltre 17.000 euro. Nella circostanza il sindaco disse che tali somme non erano state versate poiché la Munus aveva sottratto dal dovuto delle spese effettuate per conto del Comune. Tale affermazione venne smentita seduta stante , durante i lavori del Consiglio comunale, dalla dirigente dell’ufficio finanziario, la dottoressa Ada Nasti, che affermò che la Munus, semplicemente, non aveva pagato”. Da qui seguì un’interrogazione di Marzullo e l’esposto a Procura della Repubblica, Corte dei Conti, Guardia di Finanza e Autorità anticorruzione.

Il sindaco non poteva non sapere…

Marzullo riferisce che l’inchiesta era a carico del rappresentante della Munus e di due dipendenti comunali (per i quali oggi c’è la richiesta di archiviazione del Pm) accusati di abuso d’ufficio e inadempimento del contratto di pubblica fornitura e che l’allora primo cittadino Procaccini non poteva non sapere del presunto “trattamento” riservato alla società privata. “Dalla lettura degli atti d’indagine – incalza Marzullo – risultano esserci diverse lettere scritte dalla Munus anche all’ex sindaco Procaccini, il quale in conseguenza di tali lettere era a conoscenza del trattamento di favore fatto alla Munus, era a conoscenza di costi impropri messi a carico del Comune da parte dell’azienda, era a conoscenza di tale  metodo anche dall’intervento fatto dal sottoscritto nel corso del Consiglio comunale del 30 aprile 2014, ne era a conoscenza anche  per la smentita subita dallo stesso ex sindaco da Ada Nasti, sempre nel corso del suddetto Consiglio comunale, ed infine ne era a conoscenza anche  per la successiva conseguente interrogazione consiliare del sottoscritto datata 6 maggio 2014 ed a lui indirizzata”.

Atti e missive consegnati al subcommissario Orlando

Insomma, per Marzullo ce ne è abbastanza per opporsi alla richiesta di archiviazione. Lo ha spiegato anche al subcommissario del Comune Antonietta Orlando che, particolarmente sensibile all’argomento, gli ha chiesto l’intero carteggio. Il giorno successivo Marzullo è tornato in Comune con un faldone.

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