Sabaudia, la ricetta della Proprietà Scalfati per salvare il lago di Paola dall’inquinamento

Il lago di Paola

Tutti i mali del lago di Paola in uno studio commissionato dalla Proprietà Scalfati. In base al lavoro svolto dai tecnici incaricati dall’amministratore delegato Andrea Bazuro, che sarà portato all’attenzione del tavolo tecnico indetto presso il Comune di Sabaudia per il 28 febbraio, il bacino presenza uno stato trofico avanzato dovuto a cause esterne ed interne.

I tecnici sostengono che l’inquinamento da fonte esterna derivi da: scarichi fognari civili presenti presso l’abitato cittadino e in alcune zone residenziali (Bagnara), comprese le condotte di acque “di prima pioggia” nelle quali confluiscono acque grigie (es. acque di lavaggio dei negozi riversate nei tombini); scarichi o fosse a dispersione presenti sul Lungomare e relativi ad immobili non allacciati alla fognatura comunale, comprese docce esterne e afflussi diretti (lavaggi di cisterne o di terrazze); apporti da fonti agro-zootecniche, concentrati soprattutto nell’area di Molella.

Le fonti di inquinamento interno (o autoinquinamento) – rilevano i tecnici – sono presenti naturalmente e hanno processi molto lunghi, se non accelerati dalla presenza di pressioni antropiche (come successo al Lago di Paola negli ultimi 70/80 anni. Tale fonte è derivante dall’accumulo di sostanze organiche non ridotte (naturalmente provenienti dal bacino) ed è facilitato dalla mancanza di circolazione e di ossigenazione dell’acqua.

E siccome lo scopo del tavolo è finalizzato al risanamento del lago, ecco che la Proprietà Scalfati grazie allo studio commissionato proporrà le possibili soluzioni per ridurre al minimo le cause di inquinamento.

“In relazione alle fonti di inquinamento esterne, si richiede – sintetizza Bazuro – : che il Comune di Sabaudia verifichi la conformazione dell’attuale fognatura comunale, esaminando le numerose tubazioni che sboccano nel Lago di Paola (Belvedere, Marina, ecc.), compresi tutti i corsi d’acqua che attraversano l’abitato e si riversano nel bacino (es. canale Arciglioni, canale che sbocca di fianco al Circolo Sportivo Fiamme Gialle, ecc.), spesso utilizzati come collettori per le fognature abusive; che il Comune di Sabaudia faccia rispettare le delibere già assunte e che obbligano tutti gli immobili del Lungomare ad essere allacciati alla fognatura comunale e che vietano espressamente l’utilizzo di fosse (a dispersione o a tenuta). Occorre provvedere a procedure semplificate per l’allaccio, dando un termine perentorio a tutti per adeguarsi, prima di iniziare controlli metro per metro. Occorre, quindi, che vengano convocati tutti i proprietari dei terreni dove si svolge attività agricola o zootecnica, prospicienti o confinanti con il Lago di Paola, al fine di trovare – dopo appositi sopralluoghi – soluzioni specifiche. Tali soluzioni potrebbero essere, a seconda del caso: zone tampone, spostamento di alcune serre con ripristino di rispetto, piccole fasce di fitodepurazione, ecc”. È chiaro che primaria responsabilità per la riduzione delle fonti di inquinamento da fonte esterna ricade sugli enti pubblici – afferma Bazuro -, che devono intervenire fuori dal perimetro del bacino del Lago di Paola”.

Per affrontare e risolvere l’inquinamento “naturale”, invece, sempre secondo lo studio commissionato dalla Proprietà Scalfati – occorre intervenire direttamente nel bacino, con tecniche studiate e applicate da esperti di limnologia. Tre tecniche sarebbero compatibili con la morfologia del bacino: l’areazione: ossia l’ossigenazione forzata degli strati anossici mediante tubazioni; la diluzione: ossia l’afflusso di acqua con minore componente di nutrienti, sia essa di origine marina (attraverso una corretta e continua manutenzione delle foci), sia essa di origine dulciacquicola (mediante la deviazione all’interno del bacino delle acque del canale caterattino o del depuratore di Belsito); il prelievo ipolimnico: ossia l’asportazione delle acque anossiche di fondale attraverso pompe che ne consentano la fuoriuscita in mare.

“La responsabilità primaria di tali interventi, dovendo attuarsi all’interno del bacino, ricade sui proprietari – afferma a tal proposito Bazuro -. La significativa presenza di vincoli e di importanti valori ambientali e naturalistici richiede, tuttavia, che il percorso sia condiviso, sin dall’inizio, con tutti gli enti pubblici competenti. Una volta concordati gli interventi, questi potranno essere finanziati con un PSR o con un progetto europeo. A tal fine, si richiede la disponibilità, anche economica, a sovvenzionare l’attività di un comitato tecnico-scientifico, composto da tre membri (un ingegnere ambientale, un geologo e un biologo), finalizzata a redigere un progetto di fattibilità. È evidente che gli interventi diretti nel bacino sono del tutto inutili – e pertanto non programmabili – se prima non si manifesta una volontà chiara degli enti pubblici ad intervenire sulle fonti esterne di inquinamento”.

Il tavolo tecnico è stato indetto dal commissario straordinario del Comune di Sabaudia, Antonio Luigi Quarto, a seguito del ripetersi nelle scorse settimane di un’invasione di schiuma nelle acque di Paola confluita a mare. Sono convocati oltre la Proprietà Scalfati, la Provincia, la Regione e l’Ente Parco. Alla riunione ha chiesto di poter partecipare anche il comitato cittadino “Insieme si può”, costituito qualche mese fa nella frazione di Mezzomonte.

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