Sequestro a Roma di Assunta Madre, Micalusi arrestato insieme ai figli. L’imprenditore ittico di Terracina accusato di riciclaggio

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Un momento dell'operazione di oggi (foto Messaggero.it)

Johnny Micalusi, imprenditore di Terracina, 52 anni, titolare del noto ristorante “Assunta Madre” di Roma, è stato arrestato questa mattina all’alba insieme ai figli Francesco e Lorenzo, al commercialista Luciano Bozzi, all’imprenditore Vito Francesco Genovese e al direttore di banca Adriano Nicolini, nell’ambito di un’operazione giudiziaria condotta dalla Squadra Mobile e dal Nucleo speciale di Polizia Valutaria della capitale che hanno sequestrato anche il locale di via Giulia. La Direzione distrettuale antimafia capitolina coordinata dal procuratore aggiunto Michele Prestipino li accusa di aver intestato fittiziamente alcuni beni, posti sotto sequestrato come il ristorante, quindi di riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Micalusi, imprenditore ittico di Terracina, ha puntato negli anni sul settore della ristorazione portando il suo marchio anche a Milano, a Londra e Barcellona. Ma a fare da contrappasso al suo successo della buona cucina italiana, con pesce fatto arrivare direttamente dalla sua Terracina, sono state le vicende giudiziarie che lo hanno coinvolto nel passato. Nel 2007 fu accusato di usura aggravata dal vincolo associativo di stampo mafioso e il suo patrimonio finì oggetto di sequestro preventivo. Nel mirino degli inquirenti ci finì anche per presenti contatti con ex esponenti della banda della Magliana. La questione si risolse con una bolla di sapone e tante scuse. Oggi l’arresto per riciclaggio.

Nel corso delle indagini che hanno portato all’odierna operazione, sono state captate all’interno del noto ristorante di Micalusi, frequentato da vip, conversazioni scottanti, come ad esempio quella tra Alberto Dell’Utri e Vincenzo Mancuso. Parlavano del possibile soggiorno estero di Marcello, fratello di Alberto, ex senatore, quando era in attesa del pronunciamento della Cassazione sulla condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Pizzicati dalle cimici anche il camorrista Michele Senese detto O’Pazzo e figli di Enrico Nicoletti, ex cassiere della Banda della Magliana. Ma le intercettazioni erano autorizzate per il nuovo sospetto su Johnny Micalusi: riciclaggio.

L’ordinanza applicativa di misure cautelari personali e il decreto di sequestro preventivo emessi dal Gip del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Dda, le cui esecuzioni hanno dato vita all’operazione di oggi denominata “Nettuno”, sono a carico di:
1. MICALUSI Gianni, detto “Johnny”, nato a Terracina (LT) il 30.09.1964;
2. NICOLINI Adriano, nato a Roma il 31.05.1979;
entrambi destinatari di custodia cautelare in carcere;
3. GENOVESE Vito Francesco, nato a Spezzano Albanese (CS) il 28.08.1947;
4. BOZZI Luciano, nato a Roma il 09.05.1967;
5. MICALUSI Francesco, nato a Latina il 24.08.1990;
6. MICALUSI Lorenzo, nato a Roma il 10.09.1992;
destinatari della misura degli arresti domiciliari.

Sono tutti accusati di intestazione fittizia di beni, riciclaggio e autoriciclaggio di denaro di provenienza illecita.

Il sequestro preventivo ha riguardato i seguenti beni:
A) quote sociali e complesso aziendale delle società:
• ASSUNTA MADRE s.r.l. ristorante, con sede a Roma in via Giulia 14;
• METRO FISH s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in Marmorata 67;
• CENTRO ITTICO LAZIALE s.r.l. società di commercio all’ingrosso e dettaglio di prodotti ittici, con sede a Roma in via Marmorata 69;
• PAPA GIULIO s.r.l. società di gestione e conduzione di esercizi pubblici e di ristorazione, con sede a Roma in via S. Eligio 19;
B) conti correnti bancari:
• intestato a MICALUSI Francesco (acceso c/o la Banca del Fucino);
• intestato a MICALUSI Lorenzo (acceso c/o la Banca del Fucino);
• intestato a GENOVESE Vito Francesco (acceso c/o la Banca del Fucino);
c) unità immobiliari:
• ubicata a Roma in via San Alberto Magno 3, formalmente
intestata a MICALUSI Francesco dal 20.01.2014 (riconducibile al padre MICALUSI Gianni);
• ubicata a Terracina (LT) in via Vecchia San Francesco 62, formalmente intestata a MICALUSI Lorenzo dal 17.03.2016 (riconducibile al padre MICALUSI Gianni).

L’inchiesta

Micalusi, secondo gli inquirenti, si è dimostrato capace di costituire numerose e redditizie attività commerciali, tra cui i rinomati ristoranti con il marchio “Assunta Madre”, effettuando svariati investimenti immobiliari, il tutto avendo cura di intestare i beni a prestanome privi di risorse economiche per evitare di figurare come titolare effettivo, pur mantenendone saldamente la direzione.
“Le indagini hanno permesso di accertare – recita una nota stampa della Questura di Roma – come Micalusi, grazie alla collaborazione dei propri figli, utilizzati quali ‘teste di legno’, nonché da professionisti che hanno garantito l’apporto tecnico necessario per realizzare un’articolata rete societaria, sia riuscito formalmente a non apparire quale titolare delle attività, sottraendo, in questo modo, parte delle proprie disponibilità economiche all’applicazione di provvedimenti di sequestro”. Gli inquirenti hanno ritenuto sulla base delle investigazioni effettuate che proprio il timore di ulteriori provvedimenti ablativi di prevenzione, avrebbe indotto l’indagato a creare innumerevoli società occultando la propria persona dietro una rigorosa intestazione fittizia delle quote sociali, di denaro e di beni immobili, in favore di familiari e di terzi di fiducia, quali i figli Francesco e Lorenzo, l’imprenditore Genovese, pur essendo lui l’effettivo titolare e nel contempo ricoprendo di fatto la carica di amministratore della persone giuridiche a lui riconducibili, avvalendosi del contributo causale del commercialista Bozzi, il quale avrebbe partecipato alla pianificazione delle operazioni societarie nonché alla loro esecuzione.
Il direttore di una filiale romana della Banca del Fucino, Nicolini, secondo la ricostruzione della Dda avrebbe assunto un rilievo investigativo e probatorio, con specifico riguardo alla propensione a dissimulare la reale natura delle operazioni bancarie poste in essere per conto e nell’interesse di Jhonny Micalusi, “ricorrendo anche alla formazione di documentazione contabile fatta predisporre ad hoc e prelevando addirittura direttamente il contante, recandosi personalmente presso gli uffici di Micalusi, accordando poi modalità operative in palese contrasto con la specifica normativa di settore, e garantendo in tal modo la non tracciabilità dell’operazione”.
Le illecite attività sarebbero state realizzate in un contesto associativo in cui sarebbero maturati dei rapporti qualificati e privilegiati intrattenuti dall’indagato con esponenti della criminalità organizzata, “come emerso nel corso delle indagini da intercettazioni telefoniche e ambientali”, precisano gli inquirenti.

Pronto ad investire a Montecarlo

“In particolare, determinante nel disegno criminoso – si legge nella nota della Questura – è stato l’apporto fornito dal commercialista e dal direttore di banca, raggiunto dal provvedimento restrittivo per aver riciclato 888.244,36 euro, provento derivante dalle attività illecite dell’indagato principale Micalusi. L’attività illecita cui l’imprenditore è ricorso in questi ultimi anni è stata estremamente redditizia, consentendogli importanti investimenti immobiliari ed imprenditoriali, nonché permettendogli anche un’espansione oltre che in Italia, con l’apertura del ristorante Assunta Madre a Milano, anche all’estero, con l’avviamento di un ristorante a Londra e, successivamente, a Barcellona, pianificando ulteriori espansioni commerciali in Europa. Significativo in tal senso il contenuto di alcune intercettazioni di Micalusi, da cui si evince che il successivo passo sarebbe stato: “…fare un’operazione a Montecarlo seria e importante..”. Gli accertamenti bancari effettuati dai militari del Gruppo Investigativo Antiriciclaggio sui conti correnti della rete delle società e dei prestanome, hanno permesso di ricostruire i flussi finanziari, rilevando come i proventi illeciti siano stati riciclati in attività imprenditoriali ed immobiliari”.

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