Pontinia, 400 firme per chiedere al Sindaco di controllare la Sep

Quattrocento firme, è questo quanto è riuscito a raccogliere il Comitato “Pontinia Città di Tutti” in una mattinata passata nella piazza del centro di cui Mazzocchio fa parte. E Mazzocchio è l’area industriale in cui insiste la Sep, lo stabilimento di compostaggio rifiuti, che da mesi viene segnalato dai residenti (non solo di Pontinia ma anche di Sonnino, Priverno, Roccasecca dei Volsci e Sezze) per l’emanazione di miasmi dal tanfo insopportabile. Le quattrocento firme raccolte sono a sostegno della petizione rivolta al sindaco di Pontinia, Carlo Medici, per chiedergli di aumentare i controlli sulle attività dello stabilimento. Una posizione che si affianca a quella del comitato Mazzocchio che invece, drasticamente, chiede la chiusura. Si legge nel comunicato allegato alla petizione sottoscritta: “Il senso di frustrazione aumenta giorno dopo giorno eppure noi non molliamo di un centimetro e continueremo a urlare nella speranza che qualcuno ci senta. Nonostante la diffida del 30 agosto a firma del primo cittadino di Pontinia – scrive il comitato – la Sep continua a puzzare, giorno dopo giorno. La Regione e la Provincia sono inermi e anche i politici che vengono sul territorio sembrano non accorgersi di quanto accade a Mazzocchio. Abbiamo invocato controlli Arpa che ci rassicurassero sulla salubrità dell’aria ma la Regione non li ha inviati. Abbiamo chiesto all’azienda di limitare le emissioni odorigene ma nulla è stato fatto. E allora abbiamo chiesto al sindaco di dare seguito alla diffida e di emettere un’ordinanza di chiusura per lo stabilimento Sep almeno fino a quando questo non adegui l’impianto e non dia certezze sulla qualità del materiale in uscita”. “Ci sorprende infine che la battaglia dei nostri concittadini riuniti nel comitato “Pontinia città di tutti” non sia stata per niente presa in considerazione da politici e istituzioni e che anche i giornali l’abbiano accantonata o trattata come notizia da ultima pagina. Ci sono delle foto che dimostrano come interi campi siano stati ricoperti di materiale contenente resti di plastica, legno e altri sminuzzamenti di prodotti non identificati e che questi sversamenti siano avvenuti anche di notte e da camion senza alcun tipo di identificativo. Da dove provengono questi camion? Di che materiale si tratta? Nessuno ci ha dato risposte, nemmeno per rassicurarci, eppure i volontari, in una sola mattinata, hanno raccolto più di 400 firme. Se qualcosa di irregolare è stato commesso l’inquinamento mortale è già in atto. Perché nessuno ci ascolta? Dobbiamo aspettare anni e morti sospette perché qualcuno si prenda la responsabilità di fare qualcosa? Non dimentichiamo poi che questa fase di incertezza fa cadere a picco l’economia agricola di tutta la zona e se si scoprisse che quello disperso non è compost ma rifiuto la situazione peggiorerebbe ancora. Chi acquisterebbe mai frutta e verdura proveniente da un territorio inquinato? Non ci importa degli interessi milionari in gioco, i politici sono stati votati da noi cittadini che siamo molti di più degli imprenditori interessati. Ci diano delle risposte concrete, ce lo devono”.

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