Comune di Latina, l’accesso agli atti e quel pressing da Procura: 15 richieste sospette

Il segretario Rosa Iovinella e il sindaco Damiano Coletta

Sono circa 500 le richieste di accesso agli atti in corso di istruttoria presso il servizio Gestione e assetto del territorio, del Comune di Latina, e riguardano l’edilizia privata. Si tratta di istanze che rientrano in massima parte nelle “normali” necessità dei tecnici, incaricati da privati, per svolgere il lavoro richiesto relativamente a determinati immobili. Si pensi ad esempio ad un appartamento acquisito per successione ereditaria sul quale si voglia intervenire. E’ chiaro che prima di qualsiasi progettazione è necessario che l’interessato acquisisca gli estremi autorizzativi rilasciati per quell’abitazione.

L’argomento è di forte attualità a Latina, perché ieri il sindaco Damiano Coletta ha dichiarato che l’ufficio urbanistica è intasato da richieste di accesso agli atti che apparirebbero pretestuose tanto da essersi rivolto, due settimane fa insieme al segretario generale Rosa Iovinella, alla Procura della Repubblica al fine della completa bonifica del cosiddetto sistema Latina. Oggi, in un’intervista radiofonica, ha aggiunto di aver fornito alla Procura anche altra documentazione.

L’espletamento delle richieste di accesso agli atti, a fronte di quattro tecnici istruttori per un Comune di 120mila abitanti, è particolarmente gravoso per l’ufficio tecnico dell’ente di piazza del Popolo. Ciò nonostante il personale preposto sta cercando di rispondere nei termini concessi per legge. L’espletamento diventa più complesso quando la richiesta di accesso agli atti necessita comunicazione ad una controparte. Si pensi ad esempio alla realizzazione di un immobile confinante ad un altro preesistente, il cui titolare che ravvisi un presunto danno voglia capire se la costruzione in corso sia legittima oppure no. Un’eventuale richiesta di accesso agli atti è del tutto legittima in questo caso, ma la procedura per evadere la richiesta entro i termini di legge risulta più complessa.

Facile invece rispondere, ovviamente con un diniego, quando il soggetto istante non ha un interesse rilevante. La “giurisprudenza” dà ragione al Comune a rigettare l’istanza ritenuta illegittima. Accade però che il diniego a volte viene impugnato, comportando un ulteriore lavoro per l’ufficio che dovrà fornire gli estremi all’avvocatura per la difesa dell’ente. Stesso dicasi nel caso in cui la richiesta di accesso agli atti non sia “circostanziata”, cioè non contenga gli estremi minimi per capire quale sia il documento richiesto e per valutare l’interesse dell’istante. Anche in questo caso il Comune risponderà con un diniego che, entro i termini di legge potrà essere impugnato in sede di giustizia amministrativa.

Le situazioni descritte finora sono comuni a tutte le municipalità e diventano più gravose laddove ci si trovi, come nel Comune di Latina, in una situazione di carenza di personale. Ma allora che c’entra la Procura con un’emergenza di disbrigo pratiche? Il sindaco Coletta si è fatto un film?

La risposta potrebbe essere contenuta in una quindicina di istanze di accesso agli atti… a scopo difensivo e di mero controllo dell’attività amministrativa svolta. Facciamo un esempio per capire in quale contesto il sindaco Coletta ha focalizzato la sua attenzione. Il titolare di un immobile in via “Ics”, da demolire per abusivismo edilizio, fa richiesta di accesso agli atti per una costruzione di via “Ypsilon” per la quale non è stata emessa ordinanza di demolizione. Lo scopo dell’istante è quello di dimostrare che nelle due situazioni, a suo giudizio identiche, il Comune abbia agito con disparità di trattamento. Tralasciando la questione relativa alla legittimità o meno dell’istanza presa ad esempio, il caso potrebbe rientrare in una comprensibile reazione del cittadino che si sente perseguitato. Immaginiamo invece che gli istanti di richieste di accesso agli atti siano costruttori, tecnici e professionisti, notoriamente implicati in vicende giudiziarie legate all’urbanistica malata del capoluogo pontino e al “sistema Latina” di cui parlava il sindaco, la questione potrebbe assumere un contorno diverso?

Da un lato c’è la serenità da parte di chi deve espletare le richieste, che applicherà il “vademecum” della giurisprudenza amministrativa in base alla legittimità dell’istanza. Unico cruccio per gli uffici è l’ulteriore mole di lavoro da sbrigare. Dall’altro lato c’è il sospetto-timore che tutto ciò sia finalizzato, come dice il sindaco, alla “ricerca esasperata della magagna”, ad un controllo generalizzato sull’amministrazione comunale da parte di chi, coinvolto nelle indagini, tenti di delegittimare quell’amministrazione che afferma di aver scoperchiato situazioni inenarrabili di malgoverno, generato da interessi diversi da quelli della comunità.

Il pressing sull’accesso agli atti turba la serenità di Coletta sul campo della trasparenza, in cui ha giocato la partita delle comunali 2016. I brutti, sporchi e cattivi dell’assalto al territorio gli mettono lo sgambetto e si difende in Procura rilanciando la palla. Una mossa probabilmente facile: avrà trovato la porta spalancata in via Ezio. Sapremo col tempo se per le richieste di accesso agli atti, per quanto stravaganti e illegittime possano essere considerate, e l’ulteriore documentazione messa a disposizione della Procura possa confluire in un’ipotesi penalmente rilevante.

C’è però una sfumatura che la cronaca di questi giorni mette in risalto. Non sono soltanto i brutti, sporchi e cattivi ad attentare alla trasparenza di Coletta: Aldo Doria, e prima ancora Antonio Costanzo, nulla hanno a che vedere con il sistema Latina. Il sindaco si è detto deluso, esprimendo tristezza per il livello basso di questa politica. Le accuse di Doria? “Non corrispondono alla realtà dei fatti”. Le critiche di Costanzo? “Inesistenti”.

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