“Morti sul lavoro in calo… perché ci sono meno occupati”. Le riflessioni del PC dopo la tragedia di Prossedi

Sergio Sciaudone
Carla Amici PD Elezioni 2018

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Partito comunista a firma di Sergio Sciaudone, candidato alla Camera nel collegio plurinominale Lazio 2 contenente alcune riflessioni sulle morti bianche alla luce della tragedia di ieri avvenuta a Prossedi che ha strappato alla vita un operaio di 50 anni di Cisterna di Latina: Daniele Angeletti.

Dall’inizio dell’anno le morti sul lavoro in Italia sono in media due al giorno. Questa volta è toccato ad un operaio di Cisterna: una tragica fatalità, un’altra morte bianca. Si perché nella narrazione le parole hanno un peso e nell’immaginario la morte “bianca” è una morte pulita, inevitabile, meno drammatica, ci si indigna di meno, pensate se lo chiamassimo omicidio da lavoro come sarebbe diverso l’impatto. Sta di fatto che in Italia queste tragiche “fatalità” sono all’ordine del giorno, sembra quasi che il nostro paese sia stato colpito da una maledizione ed allora abbiamo un tasso di mortalità calcolato ogni 100mila lavoratori superiore alla media UE, nel 2014 3 morti ogni 100mila lavoratori (sono oltre 1100 i lavoratori morti nel 2016). Tenuto conto dell’alta precarizzazione del lavoro la cosa è ancora più preoccupante. I nostri politici, negli ultimi anni, parlano di calo del numero di incidenti omettendo che ci sono sempre meno occupati ed è per questo che è importante, per avere un dato veritiero, rapportalo al numero di lavoratori. Il giorno che saremo tutti disoccupati molto probabilmente brinderanno per aver debellato questa piaga. Ai dati della mortalità sul posto di lavoro vanno aggiunti i dati delle malattie professionali che in molti casi conducono al decesso (asbestosi ad esempio) e di queste nel triennio 2012-2015 c’è stato un incremento del 30%. Molti degli incidenti colpiscono lavoratori sopra i 50 anni e avvengono verso la fine dei turni, cioè quando gli operatori sono più stanchi. In un momento storico di estremo sviluppo della tecnologia e quindi di minor occupazione la logica avrebbe voluto che si fossero accorciati gli orari di lavoro per garantire maggiore occupazione e per lavorare meglio, ma la logica imperante è quella del capitale, del profitto, dello sfruttamento e contraendosi l’offerta di posti di lavoro ha prevalso la politica del ricatto occupazionale e dello sfruttamento economico ed ecco che se da una parte noi del Partito Comunista diciamo lavorare tutti, lavorare meno, lavorare meglio dalla parte dei padroni la politica attuata è lavorare in pochi ad un salario più basso e con meno diritti.

                                                                                                       

                                                                                                  Sergio Sciaudone

 

 

 

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