Case popolari di via Selene, bufera sull’assegnazione

Doveva essere un segnale di riscatto sociale, la consegna delle 24 nuove case popolari di via Selene, nel quartiere Pantanaccio, proprio nella strada dove lo Stato ha confiscato beni a un clan storico della città.

È diventata una tempesta politica.
A innescarla è l’assegnazione di uno degli alloggi alla sorella di un elemento di spicco di un noto clan rom di Latina, nome che evoca 40 anni di vicende giudiziarie tra usura, estorsioni e narcotraffico.

A sollevare il caso è Latina Bene Comune, oggi all’opposizione, che parla di “nubi” e chiede trasparenza totale.

L’accusa di LBC
Il movimento precisa di non voler affermare l’illegittimità dell’atto:
«Non stiamo affermando che l’assegnazione sia illegittima. La signora potrebbe essere regolarmente in graduatoria e avere tutti i requisiti previsti. Lo auspichiamo davvero. Ma proprio per questo chiediamo che venga dimostrato con trasparenza assoluta».

Il punto, per LBC, è il contesto: la graduatoria utilizzata risalirebbe al 2025 e non sarebbe stata aggiornata, mentre diversi esclusi starebbero protestando.

«Quando si assegnano case popolari in un quartiere dove lo Stato ha combattuto e confiscato beni a un clan criminale, la trasparenza non è un optional. È un obbligo morale».

Da qui la richiesta di pubblicare integralmente graduatoria, criteri di punteggio e posizione di ogni assegnatario, annunciando una formale richiesta di accesso agli atti:
«Trasparenza e legalità non si proclamano nelle cerimonie. Si dimostrano con i fatti».

La replica del Comune: Galardo
A replicare è l’assessore ai Servizi sociali Maurizio Galardo, che difende l’operato degli uffici. Gli alloggi, spiega, sono stati assegnati «sulla base della graduatoria attualmente vigente», seguendo l’indirizzo della Commissione Welfare approvato all’unanimità.

La tipologia degli appartamenti – massimo 45 mq – ha portato a individuare la categoria speciale: invalidi e over 65 senza necessità di accompagno.

«Non si è trattato di assegnazioni discrezionali né tantomeno di scelte effettuate dalla politica sulla base di valutazioni personali». La graduatoria, redatta dalla Commissione per le case popolari e approvata con determina dirigenziale, si basa sulle autodichiarazioni. Prima della consegna, il Comune ha effettuato «puntuali verifiche» su reddito, invalidità e requisiti. «Solo al termine degli accertamenti si è proceduto allo scorrimento della graduatoria», poi pubblicata sull’Albo Pretorio.

«La procedura è sottoposta a rigidi controlli e non deve essere strumentalizzata. Abbiamo dato alloggio a tante persone in difficoltà».

La sindaca Celentano: “Pronta a querelare”

Dura anche la sindaca Matilde Celentano, finita al centro delle polemiche per una foto istituzionale durante la consegna delle chiavi: «Una fotografia assolutamente normale, scattata nel corso di un appuntamento istituzionale pubblico, viene utilizzata da qualcuno per costruire allusioni e insinuazioni gravissime, fino a lasciare intendere l’esistenza di rapporti personali, favoritismi o interessamenti da parte mia nell’assegnazione degli alloggi. Una stretta di mano del Sindaco a un cittadino che riceve le chiavi non determina un’assegnazione».

La sindaca annuncia azioni legali: «Ho pertanto dato mandato ai miei legali di acquisire e conservare ogni contenuto pubblicato e di procedere nelle sedi competenti nei confronti di chiunque associ a quelle immagini affermazioni false o contenuti diffamatori».

La testimone: “Mi hanno scavalcata”
Fuori dai palazzi la tensione resta alta. Una donna che attende un alloggio da anni racconta: «Sono prima nella graduatoria attuale, seconda nel 2023, 2024 e 2025. Sono invalida civile al 100%, inabile al lavoro al 100%, con handicap al 100% dopo un’emorragia cerebrale. Posso pubblicare la mia posizione».

La donna riferisce di aver chiesto chiarimenti due mesi fa: «Prima risposta: abbiamo stilato una lista interna Ater. Un mese dopo: non ci sono in via Selene appartamenti per nuclei da due persone». Versione che contesta: «Gli alloggi sono 24, 16 da 45 mq e 8 da 60 mq, di cui 4 destinati alle associazioni diventati 6. Due sono scomparsi».

Ora annuncia ricorso al TAR del Lazio.