Alba Pontina, 9 imputati condannati a 74 anni di reclusione

Un momento della conferenza stampa con Michele Prestipino Giarritta, procuratore aggiunto della Dda di Roma, che si è tenuta in occasione dell'operazione Alba Pontina

E’ uscita alle 13.27 la sentenza del processo Alba pontina per gli imputati che hanno scelto il rito abbreviato. In totale 74 anni di reclusione per 9 indagati. Regge l’aggravante della modalità mafiosa.

Il gup di Roma Marzano ha deciso la pena di 16 anni e 6 mesi per Ferdinando Pupetto Di Silvio, 16 anni e 8 mesi per Samuele Di Silvio, e 17 anni e 4 mesi per Gianluca Di Silvio, tutti e tre figli di Armando (Lallà) Di Silvio, considerato a capo della presunta associazione per delinquere con modalità mafiosa. Un anno e 4 mesi la condanna invece per Daniele Coppi, 4 anni e 2 mesi per Mohamed Jaudoubi, la stessa pena per Hacene Ounissi. E poi 5 anni per Daniele Sicignano, 4 per Valentina Travali e 4 anni e 4 mesi per Gianfranco Mastracci.

I pubblici ministeri Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro aveva chiesto 18 anni di reclusione per Samuele e Gianluca Di Silvio, 16 anni e otto mesi per Ferdinando detto Pupetto Di Silvio. Ottanta anni di carcere la richiesta complessiva per i componenti della malavita organizzata nel capoluogo pontino.

Dopo la lettura della sentenza i pubblici ministeri sono stati scortati dai carabinieri, con un cordone di polizia che ha impedito qualsiasi contatto con gli imputati.

Il Comune di Latina, la Regione Lazio e l’associazione Caponnetto si sono costituiti parte civile, e hanno ottenuto in totale 50mila euro di provvisionale esecutiva i primi due enti e 40mila euro l’associazione. Nel collegio difensivo gli avvocati Alessia Vita, Sandro Marcheselli, Alessandro Paletta, Oreste Palmieri, Fabrizio D’Amico e Virginia Ricci.

I componenti del clan Di Silvio rispondono, a vario titolo, di 45 capi di accusa, primo tra tutti l’associazione di stampo mafioso e poi estorsione, usura, riciclaggio, voto corrotto. Reati contestati dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma.

Il rito abbreviato prevede la discussione sulla base degli elementi raccolti durante le indagini e la riduzione di un terzo di una eventuale condanna. In corso invece davanti al collegio del tribunale di Latina il processo per chi aveva scelto invece il rito ordinario.

 

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