Aprilia, maltrattava il padre e viene scarcerato: “Ora voglio riallacciare i rapporti”

Lascia il carcere dopo una detenzione di un anno e venti giorni e torna in libertà, seppur con l’obbligo di firma. Questa la decisione del giudice del tribunale di Latina, Eugenia Sinigallia, che ha accolto l’istanza presentata dall’avvocato Maria Antonietta Cestra legale del 23enne di Aprilia accusato di maltrattamenti in famiglia.

 

Il provvedimento di scarcerazione ha ricevuto anche il parere favorevole del pubblico ministero. Secondo i magistrati, le esigenze cautelari si sono attenuate: nel corso del processo sono già stati ascoltati tutti i testimoni dell’accusa e, soprattutto, l’atteggiamento dell’imputato è radicalmente cambiato. Il giovane ha infatti intrapreso un percorso di sostegno psicologico e ha aderito a un progetto specifico per il trattamento dei condannati per reati di violenza familiare. In aula, attraverso spontanee dichiarazioni, ha espresso il forte desiderio di voler riallacciare i rapporti con il padre, che nel procedimento figura come parte offesa.

I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra il settembre del 2024 e il marzo del 2025 ad Aprilia. Le indagini, condotte dai carabinieri della locale stazione, avevano svelato un clima di terrore domestico generato dalla dipendenza del giovane da sostanze stupefacenti. Il 23enne era arrivato a minacciare ripetutamente il genitore per estorcergli i soldi necessari a comprare la droga, distruggendo mobili e suppellettili durante i suoi frequenti scatti d’ira.

Inizialmente l’indagato era stato sottoposto al divieto di avvicinamento, ma aveva violato la misura continuando a tormentare il padre, arrivando a minacciarlo con un paio di forbici. Gli investigatori avevano inoltre accertato l’utilizzo illecito della carta bancomat del genitore per un prelievo non autorizzato di 150 euro.

Proprio a causa di quelle violazioni si erano aperte per lui le porte del carcere. Ora, a fronte del percorso di “revisione critica del proprio vissuto” riconosciuto dallo stesso giudice, il giovane tenta la strada del reinserimento e del progressivo riavvicinamento familiare, mentre il processo a suo carico resta in corso presso il tribunale capoluogo.