Commercio in trasformazione e l’importanza del “Piano del Commercio”

Rubrica settimanale

Economia & imprese

A cura di Ivan Simeone

i.simeone@virgilio.it

Torna sotto i riflettori la situazione dello sviluppo economico e produttivo dei nostri territori. Non sono certamente passate inosservate le numerose attività ad opera della Regione Lazio per sostenere il nostro sistema produttivo.

Molto sta facendo e molto bisogna ancora fare, principalmente per le micro-strutture produttive, per le numerose attività commerciali di vicinato che animano le nostre Città e che sono in “affanno”.

Bene i dati di crescita generale per le PMI laziali come fanno ben sperare le analisi e i dati della Camera di Commercio e Movimprese. Il “Sistema” oggi fortunatamente c’è. Camera di Commercio, Associazioni datoriali e parti sociali, Regione Lazio. Qualche cosa si sta muovendo in positivo.

A Latina oggi (fortunatamente) si sente nuovamente parlare di “piano del commercio”. Come Confesercenti da tempo lo abbiamo richiesto ritenendolo uno strumento basilare per lo sviluppo della nostra “economia quotidiana”. Si sente la necessità di pianificare, programmare.

Latina si sta piano piano trasformando. Vi è una naturale evoluzione che sta mettendo in discussioni vecchie logiche che forse in troppi si davano per scontate. Il cambiamento è sempre inarrestabile e deve essere governato.

Il Presidente nazionale di Confesercenti, Nico Gronchi, analizzando l’ultimo studio di settore, ha evidenziato come è in atto una riorganizzazione del “commercio fisico”. Dall’analisi si evidenzia come scompaiono le micro attività e si ridimensionano le gradi superfici commerciali, posizionando il mercato su punti di vendita “medi”. Soffrono i piccoli negozi indipendenti, quelli che fino ad oggi hanno caratterizzato i nostri quartieri e le nostre strade. Da qui necessita una politica nuova che riesca a frenate questa desertificazione commerciale in atto. Bisogna rendere nuovamente attrattive le nostre vie, sottolinea il Presidente nazionale di Confesercenti Gronchi.

Tra il 2011 e il 2025, dati Confesercenti (vedi www.confesercenti.it) sono scomparsi oltre 103mila negozi a livello nazionale.

Aumenta la superficie commerciale del +7,4%. Arretrano i negozi “micro” fino a 50 mq.

Hanno chiuso circa 42.700 esercizi tra 51 e 150 mq ma aumentano le attività commerciali “medie” con negozi che oscillano tra i 151 e 250 mq.

Secondo l’analisi Confesercenti, le attività che riescono a tenere sul mercato sono quelle che operano con multicanalità, sono specializzate e adoperano strumenti legati al mondo della digitalizzazione. Le attività commerciali sopra i 400 mq di superficie sono in aumento.

Nel Lazio si registra un aumento di superficie a fronte di un calo degli esercizi commerciali tradizionali. Tra il 2011 e il 2025, sempre nella Regione Lazio, diminuiscono le attività commerciali tradizionali di circa il -10,7% e aumentano le superfici commerciali di un +10,1%. Se si va ad analizzare dove si orienta il consumatore che “lascia” il negozio tradizionale, si vedrà che in percentuale è in aumento il canale on line. La Grande Distribuzione ha sempre una importante quota di mercato ma, in percentuale, diminuisce di oltre 9 punti.

Queste le analisi.

Dinanzi a questo scenario una delle azioni essenziali è la costituzione di un piano commerciale moderno e che guardi ad un riequilibrio commerciale.

Non dimentichiamoci che a Latina vi sono ultimamente diversi nuovi centri anche in programmazione, che rischiano di destabilizzare maggiormente gli attuali assetti economici e sociali. Il Piano del Commercio non è un opzional ma una necessità strategica per le amministrazioni e per gli imprenditori.

Bisogna riequilibrare le aree cittadine e puntare sulle vocazioni del territorio calcolando impatto sociale ed economico.

Commercio locale, vivibilità urbana e rivalutazione di vie cittadine, rivalutazione dei Borghi come delle attività legate alla marina. Pianificazione economica e valorizzazione reale del comparto ricettivo e turistico.

Un moderno piano del commercio –non dimentichiamoci che già anni fa si era approntato ma mai reso operativo- deve focalizzare quali debbano essere le strategie di sviluppo sostenibile con un equilibrio tra GDO e commercio di vicinato. Individuare e valorizzare particolari “strade del bello”, ragionare su una mobilità sostenibile. Il tutto con il vero coinvolgimento “preventivo” dei vari stakeholder e organizzazioni datoriali.

Su tutto ciò si auspica sempre un confronto reale ed orientato agli interessi generali della collettività dei nostri territori.