Il pronto soccorso dell’ospedale Santa Maria Goretti torna al centro delle criticità segnalate dal sindacato delle professioni sanitarie Coina, che rilancia l’allarme sulle condizioni operative del personale e sull’organizzazione degli spazi, chiedendo interventi immediati alla Asl di Latina.
Al centro della denuncia c’è, in particolare, la cosiddetta “sala 4”, l’area destinata ai pazienti in attesa di trasferimento nei reparti, quindi in una fase successiva alla gestione dell’emergenza. Proprio questo ambiente, già finito sotto i riflettori nei mesi scorsi per un episodio che aveva coinvolto un’anziana rimasta ferita accidentalmente, viene indicato come simbolo di una situazione ormai fuori controllo.
A formalizzare le criticità è stato il segretario Coina per la Asl pontina, Alessandro Britolli, attraverso una comunicazione che richiama tre segnalazioni ufficiali inviate tra la fine di aprile e la metà di maggio, sia al sindacato sia alla Direzione sanitaria. I documenti descrivono un quadro definito di “grave sovraccarico assistenziale”, con numeri che evidenziano una gestione ai limiti: un infermiere ogni 22-23 pazienti, fino a un totale di 44-46 assistiti affidati a due sole unità di personale.
Numeri che diventano ancora più critici se rapportati agli spazi disponibili. Nella sala 4, infatti, vengono sistemate tra le 11 e le 15 barelle, spesso senza distanze adeguate per garantire manovre assistenziali in sicurezza. E quando l’area non basta, i pazienti vengono collocati in altri punti del pronto soccorso: nei corridoi, davanti all’ingresso delle emergenze, nella zona ascensori e, in un caso segnalato, persino in prossimità di quadri elettrici e dispositivi antincendio.
Una gestione che, secondo il Coina, rende impossibile assicurare standard minimi di sicurezza e riservatezza, oltre ad aumentare in modo significativo il carico psicofisico sugli operatori. Il personale è infatti chiamato a svolgere contemporaneamente attività complesse: somministrazione di terapie, monitoraggio dei parametri vitali, esecuzione di esami come elettrocardiogrammi e prelievi, assistenza a pazienti autosufficienti e non, oltre alla gestione di eventuali emergenze.
Il sindacato sottolinea come tali condizioni possano configurare violazioni delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e, a oltre un mese dalla prima segnalazione, lamenta l’assenza di risposte concrete da parte dell’azienda sanitaria. Da qui una serie di richieste puntuali: conoscere le misure adottate o previste per ridurre i rischi, verificare se nel documento di valutazione aziendale siano stati considerati il sovraccarico del personale e lo stress lavoro-correlato, e capire se esistano protocolli operativi per affrontare i picchi di accesso.
Tra i punti sollevati anche la necessità di chiarire se siano state definite soglie di sicurezza e se sia stata convocata la riunione periodica prevista dalla normativa in materia di prevenzione e protezione. In assenza di riscontri, il Coina annuncia la possibilità di rivolgersi alle autorità competenti per segnalare una situazione ritenuta ormai non più sostenibile.








